Resteremo senza ortopedici e ginecologi: gli facciamo troppe cause

di Daniela Lauria
Pubblicato il 3 Giugno 2013 11:54 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 15:08
Gli facciamo troppe cause, resteremo senza ortopedici e ginecologi

Gli facciamo troppe cause, resteremo senza ortopedici e ginecologi

ROMA – Resteremo senza ortopedici e ginecologi e il motivo è che gli facciamo troppo spesso causa. L’ultimo grido di allarme viene dagli specialisti dello scheletro che annunciano uno sciopero per il prossimo 1 luglio. Quel giorno è bene stare attenti a non scivolare e rompersi qualche osso perché in tutta Italia gli ortopedici resteranno a braccia conserte. Ma, attenzione, perché nel prossimo futuro il rischio di restare senza cure mediche potrebbe allargarsi a più di un singolo giorno di sciopero: l’incubo del risarcimento danni sta allontanando sempre più giovani dal corso di specializzazione. E allora saranno guai seri.

Lo sciopero degli ortopedici giunge a distanza di appena un mese da quello dei colleghi ginecologi che lamentavano le stesse preoccupazioni. In Italia, 4 medici su 5 finiscono in tribunale e tra l’altro nell’80% dei casi la causa decade. Ma intanto si alimenta lo spirito di una certa medicina difensiva per cui, per evitare guai con i pazienti, si prescrivere quel che non serve o non si opera quando i rischi sono troppo alti.

A snocciolare un po’ di numeri è il sindacato degli ortopedici Ascoti. Il presidente, Michele Saccomanni, raggiunto dal quotidiano la Stampa, spiega:

Su settemila ortopedici presenti in Italia circa duemila hanno una pendenza giudiziaria: è un record nell’ambito delle professioni sanitarie

E avverte:

Se continua così gli italiani si ritroveranno senza ortopedici. La fuga dalle scuole di specializzazione è già iniziata, tant’è che non si è più nemmeno sicuri di ricoprire i 187 posti messi a disposizione dal Ministero

L’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi, ci aveva provato ad andargli incontro: nel suo decreto aveva inserito una norma che escludeva la responsabilità penale per danno lieve quando il medico non esce dal solco delle cure prescritte dai protocolli terapeutici. Ma la norma non pare abbia sortito effetti: le cause sanitarie sono aumentate del 255% dal 1994. Lo certificano i numeri dell’Ania, l’associazione delle compagnie assicurative ormai in fuga da medici e Asl, per paura dei mega risarcimenti.

Sempre in virtù del decreto Balduzzi, dal prossimo 13 agosto scatterà anche l’obbligo per i medici di assicurarsi. Ma Saccomanni registra un paradosso:

l’obbligo vale per noi ma non per le compagnie assicurative, che per coprire i rischi gravi arrivano a chiedere premi di 18mila euro: per i giovani medici si tratta di una cifra elevata, che li spinge a evitare la specializzazione

E così dopo il giorno dei non nati, avremo il giorno delle ossa rotte e non ingessate. Ma lo scenario è ben più grave, con seri disagi per la nostra salute: partoriremo con mezzi di fortuna o resteremo con un osso malformato perché non c’erano abbastanza medici per intervenire con tempestività.