Riduzione danno da fumo: ecco i paesi che utilizzano i prodotti alternativi contro il tabagismo

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Ottobre 2021 - 18:47| Aggiornato il 2 Ottobre 2021 OLTRE 6 MESI FA

Da una parte le evidenze scientifiche su quanto oggi i dispositivi alternativi alle sigarette tradizionali possano aiutare a smettere di fumare, riducendo il rischio per la salute, e dall’altra i pregiudizi e le diffidenze verso questo nuovo modello nella lotta alla dipendenza dal fumo. È stata questa la sfida al centro del quarto Scientific Summit on Tobacco Harm Reduction: Novel products, Research & Policy, un evento online promosso da Scohre, che ha raccolto i pareri di decine di scienziati ed esperti internazionali.

La discussione si è snodata attraverso diversi panel tematici, che hanno riguardato, tra le altre cose, anche le politiche dell’Unione europea. Al momento l’approccio europeo tende a una equiparazione tra le sigarette classiche e i prodotti senza combustione, e-cig e prodotti a tabacco riscaldato, ignorando del tutto le raccomandazioni di esperti internazionali, le evidenze scientifiche di oltre 30 studi indipendenti e i pareri di oltre 10 enti regolatori in tutto il mondo.

Tra questi il Public Health England (UK), la Food and Drug Administration (USA), il Norwegian Institute of Public Health, il National Institute of Public Health Department of Environmental Health (Japan), il German Federal Risk Assessment Institute (BfR), il National Institute for Public Health and the Environment (RIVM, The Nederlands).

Danni da fumo e prodotti alternativi, il parere degli esperti

A tal proposito, secondo Dimitri Richter, capo del reparto di cardiologia dell’ospedale Euroclinic di Atene, Bruxelles dovrebbe assumere una posizione regolatrice molto più simile a quella della Food and Drug Administration (Fda) statunitense, in grado di integrare la riduzione del danno nelle politiche di contrasto al fumo al fianco delle politiche di prevenzione e cessazione, accentrando decisioni che al momento rimangono delegate ai singoli Stati membri.

Da ricordare che il Piano contro il cancro presentato dalla Commissione lo scorso febbraio ha suscitato reazioni contrarie e dubbiose tra gli esperti del settore, secondo i quali equiparare i dispositivi di nuova generazione, come le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato, con le classiche sigarette finisce inevitabilmente per avvantaggiare proprio il fumo convenzionale. Per Richter il fatto che non esista un ente regolatore sul tema, sul modello della Fda statunitense, rende le cose più complicate, così come la mancanza, nel Piano europeo contro il cancro, di un’analisi sulla riduzione del danno. 

Sul tema il parere di molti esperti è che “chi non riesce a smettere di fumare non deve essere abbandonato dalle politiche sanitarie” e quando si verifica un ripetuto fallimento “l’uso di dispositivi alternativi meno nocivi avrà un effetto positivo per molti fumatori”.

“L’evidenza scientifica – è l’opinione degli scienziati che si occupano di e-cig e riduzione del danno da fumo – è attualmente abbastanza forte da sostenere che esistono prodotti alternativi al fumo meno dannosi rispetto alla sigaretta tradizionale”, perciò si ritiene che queste “evidenze sulla riduzione del danno dovrebbero essere adottate come politiche complementari a quelle su controllo del tabacco”.

Massimo Caruso, ricercatore in Biochimica del Cohear co-project leader di ‘Replica’, ha spiegato che, “sebbene le difficoltà di laboratorio siano tante, al Coehar abbiamo dimostrato, con due studi già pubblicati su questo tema, che per i fumatori il passaggio alle e-cig riesce a ridurre i danni anche sullo stato di salute polmonare”.

“Dobbiamo poter offrire ai fumatori che non smettono delle alternative alle sigarette basate sulla combustione”, ha aggiunto Anastasia Barbouni, professoressa presso il dipartimento di salute pubblica della National School of Public Health di Atene.

Danni da fumo ed e-cig, il modello UK

Durante il summit è emerso come un modello in particolare di politiche di intervento e prevenzione negli anni è stato in grado di ridurre la dipendenza da tabacco, soprattutto tra i giovani: è quello applicato nel Regno Unito. A sottolinearlo, nel panel dedicato al futuro del fumo in Europa, è stato Ignation Ikonomidis, presidente della Scohre, precisando che il caso britannico dimostra come i prodotti con un rischio modificato (Mrp), ovvero le sigarette elettroniche, siano un valido strumento per ridurre i fumatori e di conseguenza il cancro.

In Uk, infatti, Il 74% di chi ha smesso di fumare ha usato alcuni medicinali insieme a prodotti Mrp. “La riduzione del danno dovrebbe essere pertanto il terzo pilastro della strategia europea insieme alla cessazione ed alla prevenzione del fumo”, ha sottolineato Ikonomidis.

Vale la pena raccontare che, per convincere le persone a smettere di fumare e accompagnarle in questo difficile percorso, il Ministero della Salute britannico ha lanciato dieci anni fa la campagna Stoptober che si svolge durante l’intero mese di ottobre. La campagna ha aiutato oltre 2 milioni di fumatori a smettere di fumare: quando è stata lanciata per la prima volta nel 2012, 1 adulto su 5 fumava (19,3%) e da allora questa percentuale è scesa al 13,9%. La campagna dà grande rilievo al ruolo delle sigarette elettroniche, considerate “molto meno dannose del fumo di sigaretta”, e svolge una corretta informazione sulla nicotina.  

Il modello Svezia e Norvegia

Anche la Svezia e la Norvegia sono riuscite ad abbassare il tasso di fumatori sotto il 5% grazie alla diffusione dei prodotti alternativi alle sigarette tradizionali. Bengt Wiberg, amministratore delegato dell’azienda svedese Sting Free Ab, ha denunciato che il piano europeo contro il cancro non evidenzia a sufficienza “l’enorme differenza nei rischi tra prodotti con nicotina basati sulla combustione e quelli senza combustione”.

Mentre Karl Fagerstrom, presidente della clinica svedese Fagerstrom Consulting, ha aggiunto che la Svezia è stato il primo Paese nell’Ue “e forse nell’intero mondo industriale” a raggiungere l’obiettivo “end game” del tasso di fumatori inferiore al 5%.

Come indicato da Fagerstrom, Svezia e Norvegia sono particolarmente virtuosi per quanto riguarda il tasso di fumatori nella fascia di età tra i 15 ed i 24 anni: rispettivamente al 3 ed al 2 per cento. Questi bassi livelli di fumo di sigarette tradizionali portano a minori livelli di mortalità.

“Se nell’Ue ci fossero le stesse abitudini al fumo che ci sono in Svezia si avrebbero 350 mila morti in meno ogni anno”, ha affermato Fagerstrom, il quale ha precisato che il “successo svedese” non è dovuto all’ostilità della popolazione contro il tabacco bensì all’uso di prodotti alternativi che hanno preso il posto delle sigarette tradizionali.

Il modello Nuova Zelanda

Un altro modello di cui parlare è quello sposato dalla Nuova Zelanda, dove la strategia governativa per ridurre i fumatori ha funzionato in maniera efficace. Di recente il governo neozelandese ha infatti introdotto una nuova legge che incoraggia il vaping e apre nuove frontiere alla lotta al fumo. Su questo il Ministero della Salute neozelandese è stato chiaro e ha riconosciuto lo svapo come uno strumento per smettere di fumare dal 2017. Il governo ha inoltre più volte ribadito che i prodotti del vaping possono dare un contributo reale all’obiettivo Smoke-free entro il 2025.

“Vape to QuitStrong – si legge nel sito istituzionale del governo neozelandese – è incentrato su una campagna di cambiamento comportamentale che vuole supportare le persone a passare con successo alla sigaretta elettronica”. Dunque, non si tratta di imposizioni, piuttosto di campagne di incoraggiamento che hanno portato a una maggiore sensibilizzazione sul tema.

Sigarette elettroniche, la situazione in Italia

Anche in Italia negli ultimi anni l’introduzione delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato ha determinato un successo storico nella lotta al fumo convenzionale. I dati dell’Agenzia Dogane e Monopoli, presentati quest’anno nel ‘Libro Blu 2020’, indicano che il consumo di sigarette tradizionali è in diminuzione anche grazie all’effetto di sostituzione verso i nuovi prodotti.

Nel corso degli ultimi 4 anni, infatti, la domanda complessiva di tabacchi si è ridotta di oltre 1,4 milioni di chilogrammi. Tale perdita di quota di mercato per le sigarette, ha rilevato l’Agenzia, “può essere legata all’aumento del prezzo di vendita e, in parte, anche all’effetto di sostituzione verso i tabacchi da inalazione senza combustione e il tabacco trinciato”.

Vale la pena ricordare che soltanto durante l’emergenza Covid, secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, 600 mila persone hanno lasciato le sigarette. Tale calo ha coinciso con l’aumento degli utilizzatori di sigaretta elettronica e a tabacco riscaldato, che hanno visto un aumento rispettivamente dell’1% e dello 0,3%.