Roma. Sant’Eugenio, Pronto soccorso collassa: pazienti senza letti né dottori

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 gennaio 2014 14:44 | Ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2014 14:45
Roma. Sant'Eugenio, Pronto soccorso collassa: pazienti senza letti né dottori

Roma. Sant’Eugenio, Pronto soccorso collassa: pazienti senza letti né dottori

ROMA – Pazienti, anche gravi, lasciati nelle corsie del Pronto soccorso ormai al collasso. Personale stanco e pieno di lavoro, insufficiente a far fronte al grande afflusso di pazienti. Una situazione di difficoltà che si registra all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, scrive Carlo Picozza su Repubblica, dove 98 pazienti, di cui 51 in condizioni critiche, aspettano troppo tempo prima di essere visitati.

La situazione del Pronto soccorso del Sant’Eugenio è raccontata da Repubblica:

“E in 98 ancora aspettano di essere visitati (30) o che si liberi un letto in reparto (68). Tra loro, malati gravi: tredici a rischio di morte (codice rosso), 38 in condizioni critiche (“giallo”). In 17, con patologie da tenere sott’occhio, hanno bisogno del ricovero (codici verdi)”.

Il personale medico si sfoga:

“Non era mai accaduto”, si sfogano i medici della prima linea inchiodati al lavoro, quattro, cinque ore oltre l’orario. “Così non abbiamo faticato mai”. “Qui”, spiegano, “da giorni l’affluenza non molla la presa”. E la conferma arriva dagli equipaggi delle ambulanze del 118: “Dopo tre ore di fermo del nostro mezzo in un altro ospedale, ci hanno restituito la lettiga di bordo dopo la morte del paziente che la occupava”. “Qui al Sant’Eugenio”, aggiunge Monica Rinaldi, “aspettiamo da un’ora che si liberi la barella per poterci rimettere in marcia”.  

I codici verdi attendono nei corridoi, mentre i pazienti gravi con infarti in corso vengono curati nelle corsie, dato che nell’Unità di terapia intensiva non c’è posto, spiega Lucio Alessandro, direttore del Dea:

“L’Unità di terapia intensiva coronarica”, ancora Alessandro, “è piena e siamo costretti a trattare qui i pazienti con infarto in corso”. Con le ambulanze del 118 ne sono approdati cinque quasi in contemporanea e solo per due di loro si è riusciti a eseguire l’angioplastica, a liberare cioè la coronaria ostruita. E gli altri? “Aspettano il loro turno coperti da un trattamento farmacologico”.  

Il Pronto soccorso è al collasso:

“Non ne possiamo più”, si sfoga il direttore del Dea, “combattiamo quotidianamente guerre stellari con l’alabarda, siamo allo stremo come tutti i colleghi dei Pronti soccorsi romani; non ci arrendiamo ma abbiamo bisogno di aiuto, di personale e posti letto di Medicina”.  

Inutile la richiesta dello stop di accettazioni dei pazienti da parte del Sant’Eugenio alla centrale operativa del 118:

Dirottate in altri ospedali i pazienti con codice rosso visto il loro afflusso consistente nel nostro dipartimento di Emergenza e Accettazione”. “Non è servito a niente”, dice Alessandro, “per l’intera giornata le ambulanze non hanno cambiato strada”.

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