Salame casareccio ritirato dal mercato: “Rischio salmonella”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Febbraio 2020 16:44 | Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2020 16:44
Salame casareccio ritirato dal mercato: "Rischio salmonella"

Salame casareccio ritirato dal mercato per rischio salmonella (foto archivio Ansa)

ROMA – Ritirato dal mercato il salame casareccio a marchio Salumi Vida. L’avviso di richiamo, emesso in data 4 febbraio 2020, parla di “rischio microbiologico per Salmonella Spp”. Il ministero della Salute precisa che il lotto interessato è contrassegnato dal numero P193030. Il prodotto è venuto intero, in confezioni da circa 1,80 kg.

Il salame Vida è prodotto a Torreano, in provincia di Udine, da Maggie Srl, nello stabilimento di via Dei Laghi, 28.

Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda a scopo cautelativo di non consumare il salame con il numero di lotto segnalato e restituirlo al punto vendita dove è stato acquistato.

Lo stesso produttore ha già provveduto a richiamare il prodotto alimentare invenduto, ma in caso di acquisto è bene restituire il salame acquistato, con conseguente rimborso.

Cos’è la salmonella?

La salmonella è un batterio che può essere facilmente trasmesso tramite alcuni alimenti contaminati. La salmonellosi è la principale responsabile di infezioni all’apparato digerente. I tipici sintomi della malattia sono diarrea, vomito, sangue nelle feci, nausea, mal di testa, febbre e dolori addominali. Capita invece che altri soggetti, seppur infettati, non mostrino sintomi particolari.

La salmonella spp è caratterizzata da bacilli Gram-negativi, asporigeni e anaerobi facoltativi. I batteri della salmonella vivono per natura nell’intestino umano e animale e vengono espulsi tramite evacuazione. Oltre al cibo, gli esseri umani vengono infettati anche tramite l’ingerimento di acqua contaminata. In alcuni casi la salmonella può essere pericolosa, in quanto portatrice di attacchi di diarrea che possono portare a disidratazione, per cui è necessario l’intervento medico.

Fonte: Ministero della Salute