Salute. Tumori ovaie, ora c’è il rischio di un effetto emulazione Jolie

Pubblicato il 24 Marzo 2015 16:16 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2015 16:16
Angelina Jolie

Angelina Jolie

MILANO – La scelta di Angelina Jolie di farsi asportare anche le ovaie e le tube oltre alle ghiandole mammarie è più che legittima, ma rischia di spingere le donne verso questo tipo di scelta tralasciando altre opzioni altrettanto valide. Lo afferma Ketti Mazzocco, psicologa dell’istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, secondo cui il cosiddetto ‘effetto Jolie’ nelle pazienti è ben presente.

”Un impatto sul comportamento delle donne c’è, una storia come quella dell’attrice rende molto più facile fare una scelta simile spiega Mazzocco, che lavora proprio con pazienti che come la Jolie hanno un rischio aumentato di tumore.

”Proprio a seguito della vicenda c’è stato un incremento notevole nel numero di donne anche giovanissime che scelgono di fare il test genetico e poi l’intervento. Ci vorrebbe un testimonial forte per la sorveglianza attiva, che è dimostrato che è altrettanto efficace, anche se sarebbe difficile trovarne uno ‘perfetto’ come la Jolie”.

Il punto centrale, spiega l’esperta, è far accettare alla paziente la convivenza con il rischio. ”Molte dicono ‘non voglio vivere con quest’ansia, non voglio andare a letto con la paura di avere un tumore”’, sottolinea Mazzocco. ”Ora stiamo cercando, anche con uno studio incentrato su questo tema, di trovare modalità per far decidere le donne in modo meno emotivo, e per far capire loro che si ha una mutazione, non si ha un tumore”.

I livelli di rischio, sottolinea Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), sono diversi anche in chi ha la mutazione. ”Bisogna tener conto di diversi fattori, a partire da quanto il gene mutato è espresso, e solo dopo il counseling genetico prendere una decisione”, spiega. ”Da una parte c’è la scelta della Jolie, quella più estrema, ma ci si può anche sottoporre a controlli periodici per scoprire sul nascere eventuali tumori.

Secondo l’esperto è fondamentale come si dà la notizia del rischio alla paziente. ”Serve una cultura del counseling genetico, per cui in Italia siamo ancora indietro, e l’associazione sta lavorando a dei corsi sul tema”, afferma. Il test del Dna comunque non è per tutte le donne, ma solo per chi ha avuto un tumore al seno da giovane, o ha una forte familiarità, come dicono tutte le linee guida. Bisogna valutare bene i fattori di rischio prima di sottoporsi al test”.