Spesa pubblica per la sanità, crescita doppia rispetto al Pil: +64% in 10 anni

Pubblicato il 29 settembre 2012 12:02 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2012 12:07

ROMA – Balzo gigantesco della spesa pubblica per la sanità in Italia in 10 anni: tra il 2000 e il 2011 la spesa sanitaria è cresciuta del 64,1%, a un ritmo doppio rispetto all’aumento del Pil (31,9%). Lo rileva uno studio di Confartigianato. Nel 2012, la spesa per la sanità ha raggiunto quota 114,5 miliardi, pari al 14,2% della spesa pubblica totale. In Italia ammalarsi costa più caro che nel resto della Ue: tra luglio 2007 e luglio 2012 servizi e prodotti sanitari sono cresciuti del 14,1%, 5,7 punti in più dell’Eurozona.

Secondo lo studio di Confartigianato presentato nell’ambito del Festival della Persona ad Arezzo, a far registrare i maggiori rincari sono stati medicinali, prodotti farmaceutici, attrezzature e apparecchiature medicali i cui prezzi sono saliti, tra il 2007 e il 2012, del 13,6%, ad un ritmo quasi triplo rispetto al 5,0% dell’Eurozona. Molto elevata la differenza Italia-Ue anche per i servizi ambulatoriali i cui prezzi in Italia salgono del 18,0%, vale a dire 7,6 punti in più rispetto al 10,4% rilevato in Eurozona. Nel 2011 la spesa sanitaria pro capite in Italia ammonta a 1.851 euro per abitante. La più elevata e’ a Bolzano con 2.256 euro per abitante, mentre la più bassa pro capite è in Calabria, con 1.704 euro per abitante. Ma tra il 2000 e il 2011 la crescita maggiore della spesa sanitaria si riscontra a Trento con un aumento dell’87,3%.

Al secondo posto il Friuli Venezia Giulia (+75,2%), seguito dal Molise (+75,1%), Lombardia (+72,3%), dalla Valle d’Aosta con il 70,1%, dal Lazio con il 67,1%, dall’Emilia Romagna con il 66,9%. Il rapporto Confartigianato stila anche la classifica delle regioni con il disavanzo più vistoso nel servizio sanitario. In testa il Lazio che, tra il 2008 e il 2011, da solo cumula un disavanzo sanitario di 4.958 milioni, pari al 45,0% del totale, seguito dalla Campania con 2.337 milioni pari al 21,2%, dalla Puglia con 1.103 milioni pari al 10,0%, dalla Sardegna con 786 milioni pari al 7,1%, dalla Calabria con 632 milioni pari al 5,7% e dalla Sicilia con 592 milioni pari al 5,4%. Sul versante opposto, 8 regioni virtuose che tra il 2008 e il 2011 hanno cumulato addirittura un avanzo: il valore più elevato in Emilia Romagna con 113 milioni, seguita da Bolzano con 65 milioni, dal Veneto con 63 milioni, dal Friuli Venezia Giulia con 59 milioni, dalle Marche con 52 milioni, dalla Lombardia con 45 milioni, dall’Umbria con 32 milioni e dal Piemonte con 28 milioni.