Scambio di embrioni, la mamma: “Ho deciso di tenere i gemelli”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Aprile 2014 13:36 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2014 13:43
Scambio di embrioni, la mamma: "Ho deciso di tenere i gemelli"

Scambio di embrioni, la mamma: “Ho deciso di tenere i gemelli”

ROMA – “I figli non sono miei, ma ho deciso di tenerli“.  Dopo lo scambio di embrioni nelle pratiche di fecondazione assistita all’ospedale Sandro Pertini di Roma, la mamma che ha scoperto di portare in grembo i figli di un’altra coppia annuncia la sua decisione.

La donna cercava da anni di avere un figlio e questa gravidanza tanto agognata era finalmente arrivata lo scorso dicembre. Poi la scoperta terribile: quei figli non sono suoi. L’altra coppia dello scambio, invece, ha perso il bambino. 

Nonostante il test genetico, che ha segnalato lo scambio in provetta, ha trasformato la gravidanza tanto sperata in un incubo, la donna ha deciso di avere i gemelli e di tenerli. La legge in tema di fecondazione assistita in Italia non aiuta di certo ad alleggerire la drammaticità del caso: la madre è colei che partorisce il bambino, non la donatrice dell’ovulo. Un principio per cui la madre e il padre biologici non hanno, in Italia, alcun diritto a rivendicare il proprio ruolo di genitori.

Ma cos’altro avrebbe potuto fare, oltre a tenerli?

La futura mamma avrebbe potuto decidere di dare i bambini ai genitori biologici. Opzione però che le sarebbe costata in termini di legge: in Italia infatti la maternità surrogata, o utero in affitto, è fortemente vietata dalla legge, sia a pagamento che gratis.

Non avrebbe potuto, la donna, nemmeno disconoscere quei bambini: la legge 40 infatti impone che chi ricorre alla fecondazione assistita abbia l’obbligo di riconoscere i piccoli. Motivo per cui, in questo scenario, anche l’adozione è una strada impossibile da percorrere.

Abortire allora? La donna ha scoperto lo scambio quando era ancora al terzo mese di gravidanza, ma dopo aver tanto cercato tanto una gravidanza e aver visto che i gemelli, anche se non suoi, erano sani, non se l’è sentita.

Lorenzo D’Avack, avvocato, è vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, spiega a Repubblica che non esiste un modo facile per uscire da questa situazione:

“«Con molto dolore da tutte le parti. Trovare una soluzione è difficile. Io una cosa però vorrei dirla: il divieto per chi fa la fecondazione assistita di non riconoscere il bambino secondo me è incostituzionale. Crea una differenza di diritto solo in base al modo in cui un bambino viene concepito. E se non ci fosse il divieto, ora quella sarebbe la chiave di volta».

Quale sarebbe la soluzione?

«La gestante una volta partorito chiede di non essere nominata, il marito dell’altra coppia riconosce il bambino che poi adotterà con la moglie»”.