Schengen sanitaria: curarsi all’estero sarà più facile. Ecco come

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 febbraio 2014 18:07 | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2015 12:26
Schengen sanitaria: curarsi all'estero sarà più facile. Ecco come

Schengen sanitaria: curarsi all’estero sarà più facile. Ecco come (LaPresse)

ROMA – Scatta da domani, 1 marzo 2014, la “Schengen sanitaria”: la normativa che renderà più facile curarsi all’estero per i cittadini dell’Unione europea.

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue 2011/24 sulle cure trasfrontaliere, che agevola chi vuole spostarsi in un altro Paese Ue per ricevere assistenza medica di qualità o che voglia utilizzare servizi di telemedicina in altri Stati.

Scrive Barbara Gobbi sul Sole 24 Ore

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“Paletti e regole ben precise non mancano e anche sulla base della loro definizione, affidata a una serie di regolamenti che andranno fissati entro 60 giorni dalla pubblicazione del Dlgs, il diritto alle cure oltrefrontiera sarà più o meno esteso. Il testo varato oggi dall’esecutivo Renzi mette in piedi un’articolata architettura basata su autorizzazioni preventive, tariffe, rimborsi. Con tre premesse: l’accessibilità limitata alle cure inserite nei Livelli essenziali di assistenza, salvo deroghe regionali; la possibilità di ricevere solo un rimborso indiretto, dopo aver pagato di tasca propria; l’obbligatorietà del rimborso limitata all’assistenza fruita nell’ambito dei sistemi sanitari nazionali. Quindi, nell’alveo della salute pubblica. Restano esclusi dal campo di applicazione i servizi “long term care”, i trapianti d’organo e le vaccinazioni.

La direttiva – recepita insieme alla 2012/52/UE che agevola il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro – è vista anche come una possibile “vetrina”per il nostro Servizio sanitario nazionale, dato il probabile aumento di pazienti che si sposteranno tra i Paesi dell’Unione per ricevere le cure. Un tratto sottolineato dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che ha parlato di «rilancio delle nostre eccellenze all’estero». Appeal che fino a oggi è stato piuttosto scarso: a leggere i dati sulla mobilità sanitaria internazionale, l’Italia registra un saldo negativo di 25 milioni di euro. E, soprattutto nel campo delle cure di alta specializzazione, esporta molti più pazienti di quanti ne arrivino”.

Punto di contatto nazionale, criteri di rimborso, autorizzazione preventiva e reti di riferimento europee.
Il Punto di contatto nazionale dovrà essere accessibile dal portale del ministero della Salute: è il sito a disposizione sia dei pazienti e dei medici in entrata che di quelli in uscita dal Paese aderente alla Schengen sanitaria, dove si troveranno tutte le informazioni sulle strutture ospedaliere, sui criteri e le modalità dei rimborsi, sulle tariffe e le eventuali autorizzazioni preventive, sulle procedure di denuncia in caso di malpractice e le informazioni per la compilazione delle ricette mediche.

I criteri di rimborso. Le spese per le cure all’estero saranno rimborsati in base alle tariffe regionali in vigore. La copertura delle spese non supererà il costo effettivo delle cure ricevute. Starà poi alle Regioni la scelta di rimborsare anche il viaggio, l’alloggio e i costi supplementari per i disabili. Ma il decreto prevede la possibilità che i ministeri della Salute e dell’Economia limitino in casi eccezionali le possibilità di rimborso. In tempi di spending review curarsi all’estero potrebbe costare caro al cittadino.

L’autorizzazione preventiva. Ci vorrà un apposito regolamento, che la Conferenza Stato-Regioni dovrà emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, per definire quali prestazioni per cui si prevede o si nega l’autorizzazione preventiva per le cure all’estero (l’Asl interessata dovrà rispondere in 30 giorni alla domanda del cittadino). Nel frattempo via libera alle prestazioni che comportino il ricovero di almeno una notte, quelle che richiedono l’utilizzo di macchinari particolarmente costosi e altre che le Regioni possano individuare sempre nel rispetto della direttiva.

Le reti di riferimento europee. I punti di contatto nazionali svolgeranno un ruolo chiave anche nella creazione delle reti di riferimento europee (“Ern”, nel testo della direttiva) che dovrebbero garantire una serie di vantaggi tra i quali: una rete informativa comune che permetta lo scambio di competenze e risultati raggiunti; uno stimolo alla formazione e alla ricerca; la promozione di economie di scala attraverso la specializzazione dei servizi; l’accelerazione su temi come le malattie rare, trattate oggi in modo ancora disomogeneo da un Paese all’altro.