Infezioni uccidono 10 volte più dell’infarto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 settembre 2013 15:41 | Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2013 15:42

Sepsi, l'infezione che uccide 10 volte più dell'infartoROMA – Uccide 5 volte più dell’ictus e 10 volte più dell’infarto. Ma nonostante questi numeri la sepsi è una malattia sconosciuta ai più, anche se è molto comune e soprattutto grave. Anche per questo gli esperti di tutto il globo hanno indetto per il 13 settembre la Giornata Mondiale della sepsi. Nel mondo ogni due secondi circa un paziente muore per colpa di questa sindrome, che colpisce 26 milioni di persone ogni anno.

Ma che cosa è la sepsi? “Si tratta di un’infezione grave, una sindrome che può avere manifestazioni diverse sovrapposte a quelle di altre malattie: per questo spesso è difficile diagnosticarla”, spiega al Corriere della Sera Massimo Girardis, coordinatore del Gruppo di studio infezioni e sepsi della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI). La sepsi si manifesta quando la risposta infiammatoria dell’organismo a un’infezione qualsiasi danneggia tessuti e organi, portando a shock e insufficienza multipla d’organo fino alla morte. Nella prima fase della sepsi l’infezione da localizzata diventa generalizzata, superando i meccanismi di difesa dell’organismo: i germi, in pratica, entrano in circolo scatenando una risposta infiammatoria sistemica che deteriora le funzioni degli organi e quando questi smettono di funzionare del tutto si ha un vero e proprio shock settico che può portare alla morte.

Il Corriere della Sera quindi spiega:

Purtroppo infatti, nonostante l’arsenale di vaccini, antibiotici e terapie di emergenza a disposizione oggi, in molti casi la sepsi è fatale: il tasso di mortalità oscilla fra il 30 e il 60 per cento e una buona dose di colpa spetta pure ai germi, diventati resistenti ai trattamenti antibiotici a causa dell’uso non sempre ideale che viene fatto di questi medicinali. La sepsi è per giunta un problema in aumento, perché con l’incremento della popolazione anziana è cresciuto anche il “bacino” di soggetti più fragili di fronte alle infezioni, fuori e soprattutto dentro gli ospedali. È proprio fra i pazienti ricoverati che spesso la sepsi assume i contorni più gravi e la Giornata Mondiale, oltre a far conoscere il problema alla popolazione, dovrebbe essere un momento di riflessione generale per far sì che la sua gestione migliori ovunque.

«Dobbiamo prevenire le infezioni ospedaliere ed evitare che si aggravino – osserva Girardis –. Inoltre, dovremmo anche capire come gli ospedali curano questi pazienti: purtroppo, a parte poche eccezioni, nelle cliniche non c’è un buon controllo di qualità per l’assistenza dei casi di sepsi». Gli obiettivi proposti dalla Global Sepsis Alliance in occasione della Giornata Mondiale sono ambiziosi: riuscire a ridurre del 20 per cento l’incidenza della sepsi nel mondo entro il 2020, aumentando allo stesso tempo il tasso di sopravvivenza e inserendo lo screening per la sepsi tra i programmi di routine per i pazienti ricoverati in fase acuta nei due terzi degli ospedali del globo. Riuscirci tuttavia sarebbe forse più semplice di quanto appaia a prima vista se tutti ci ricordassimo che il primo passo per evitare la sepsi è proteggersi dalle infezioni con un metodo alla portata di chiunque: lavandosi spesso e bene le mani. Non a caso proprio l’immagine di due mani ben insaponate campeggia sull’homepage del sito ufficiale della Giornata Mondiale della Sepsi.