Sigaretta elettronica vietata in ospedali e studi medici da Regione Lazio dopo morti Usa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Ottobre 2019 14:38 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2019 14:38
Sigaretta elettronica divieto regione Lazio

Foto archivio ANSA

ROMA – Vietato svapare sigarette elettroniche in ospedali, studi medici e strutture sanitarie della Regione Lazio. Questa la decisione dopo l’ondata di morti per l’utilizzo di e-cig negli Stati Uniti, di cui il primo registrato anche a New York.

Mauro Evangelisti sul Messaggero spiega che come previsto dalla Regione Lazio, non si potrà più svapare né negli ospedali, né nelle aree circostanti come parcheggi e parchi, come giù previsto per le sigarette tradizionali. La Regione insieme all’Istituto Superiore di Sanità ha deciso anche di avviare un monitoraggio nelle scuole per valutare l’utilizzo delle e-cig nei ragazzini tra i 13 e i 16 anni. 

La diffusione della sigaretta elettronica infatti è ampia, soprattutto tra i più giovani, ma non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine di questi dispositivi sulla salute. Una dimostrazione ne è l’epidemia di morti e malattie polmonari associata all’e-cig e ai liquidi che vengono svapati negli Stati Uniti.

Alessio D’Amato, l’assessore regionale alla Salute del Lazio, ha spiegato: “Abbiamo deciso di intervenire anche nel Lazio, soprattutto per applicare un principio di precauzione, anche alla luce di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti. Gli esperti ci invitano a intervenire”.

In una intervista, d’altronde, la dottoressa Roberta Pacifici che è direttore del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss, aveva spiegato: “In attesa di avere più certezze, come uomini di sanità pubblica dobbiamo puntare sulla massima cautela e sulle avvertenze ai consumatori”.

E aggiunge: “Trattiamola come una sigaretta tradizionale: giusto scriverci può nuocere alla salute, giusto vietare la pubblicità, giusto vietare l’uso nei luoghi pubblici come previsto dalla legge Sirchia. Ripeto: è necessario un atteggiamento prudenziale, in attesa di avere studi più completi. E ai ragazzi insegniamo che non tutto quello che è venduto su internet è privo di rischi, se proprio si deve consumare quel prodotto, si utilizzino i canali ufficiali e controllati”. (Fonte Il Messaggero)