Sigarette elettroniche, Anafe: “Rapporto Scheer incompleto ignora vantaggi e-cig”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Maggio 2021 14:39 | Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2021 14:51
Sigarette elettroniche, Anafe: "Rapporto Scheer incompleto ignora vantaggi e-cig"

Sigarette elettroniche, Anafe: “Rapporto Scheer incompleto ignora vantaggi e-cig” FOTO ANSA

Il rapporto Scheer sul fumo in Europa risulterebbe incompleto perché non analizza i vantaggi delle sigarette elettroniche: lo spiega Umberto Roccatti, Presidente di ANAFE Confindustria, l’Associazione nazionale dei produttori di fumo elettronico. “Nel 2021, con ormai numerosi studi scientifici indipendenti a supporto e con il parere favorevole di molteplici autorità sanitarie di tutto il mondo, riteniamo inaccettabile non considerare i vantaggi delle sigarette elettroniche nel processo di cessazione dal fumo tradizionale, e tantomeno non analizzare i loro rischi e benefici in maniera comparata rispetto alle sigarette”. Questo dice Umberto Roccatti in merito alla pubblicazione del parere definitivo dello SCHEER (Scientific Commitee on Health, Environmental and emerging risk). organo consultivo della Commissione europea.

Sigarette elettroniche, la posizione Anafe

“Pur integrando all’interno del suo parere definitivo alcune osservazioni avanzate da ANAFE – prosegue Roccatti – lo SCHEER ha continuato ad avere un approccio conservativo e di massima precauzione, oltre che ad analizzare gli effetti dello svapo solo in termini assoluti, senza procedere a un paragone rispetto alle tradizionali sigarette; che ancora oggi sono la causa di circa 700.000 decessi ogni anno nell’Unione europea. Inoltre, le conclusioni del report risultano ancor troppo parziali se si considera che quasi tutti i dati e le basi scientifiche richiamate provengono dal mercato USA, dove la regolamentazione è estremamente meno stringente rispetto a quella europea e dove le abitudini di consumo di tali prodotti si sono evolute in maniera sensibilmente differente rispetto al Vecchio Continente. In Europa, infatti, la sigaretta elettronica è già stata riconosciuta da alcune autorità, in primis da quelle di salute pubblica inglese, un valido strumento per la cessazione”.

“Pertanto, in considerazione di questo caos di informazioni, abbiamo deciso di promuovere insieme a LIAF (Lega Italiana Antifumo) una petizione lanciata su Change.org per chiedere al Governo italiano, e in particolare al Ministero della Salute, di farsi portavoce a livello europeo affinché possa essere promossa un’analisi comparata tra svapo e sigarette tradizionali, che una volta per tutte fornisca ai cittadini e ai consumatori informazioni chiare e adeguate sull’impatto sanitario delle sigarette elettroniche. Per raggiungere, infatti, l’ambizioso obiettivo fissato dalla Commissione Ue – che prevede una riduzione, entro il 2040, della popolazione fumatrice europea dall’attuale 25% al 5% -è necessario fornire ai cittadini- soprattutto ai fumatori che non vogliono o non riescono a smettere di fumare (oggi l’80% del totale) – proposte ricevibili basate dati scientifici aggiornati e relativi al contesto europeo, che permettano una scelta consapevole circa l’utilizzo dei nuovi prodotti senza combustione e in particolare delle e-cig”. Conclude Roccatti.

Sigarette elettroniche meno dannose

Andrea Fontanella, direttore del Dipartimento di Medicina interna dell’Ospedale Buon Consiglio Fatebenefratelli di Napoli e presidente Fondazione Fadoi (Società scientifica di medicina interna) spiega: “Ridurre la percentuale dei fumatori in Europa dal 25% di oggi al 5% entro il 2040 è cosa buona e giusta, ma per farlo servirebbe un atteggiamento di praticità, invece quello della Commissione Ue è un provvedimento draconiano: non si possono equiparare le e-cig e il tabacco riscaldato alle sigarette tradizionali. L’obiettivo è giusto, ma la strada che si vuole percorrere è sbagliata. Chi troppo vuole alla fine nulla stringe. Peccato che il progetto sia accompagnato da una stretta su sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, così non si va da nessuna parte. Di tutti i tabagisti che dovrebbero smettere di fumare, quanti ci riescono? Un 10%, forse, E noi medici possiamo forse abbandonare queste persone, le più deboli, al loro destino? Sarebbe come se in una classe l’insegnante seguisse solo gli alunni bravi e dimenticasse chi è più indietro”.

“Per questo motivo è a dir poco draconiano il provvedimento della Commissione Europea: ignora 30 studi indipendenti e i pareri di oltre 10 enti regolatori, oltre alle recenti decisioni, come quella della Fda, secondo cui i prodotti senza combustione dovrebbero essere trattati diversamente dalle sigarette per velocizzare il passaggio dei tabagisti dalla sigaretta tradizionale ai prodotti innovativi. Il Beating Cancer Committee (Beca) del Parlamento Europeo lavorerà a un report che verrà pubblicato nel settembre 2021. Lo scorso 4 febbraio si è aperta la fase di consultazione. Da medico – auspica Fontanella – mi auguro che, nel frattempo, le istituzioni Ue prendano in considerazione il ruolo che i prodotti senza combustione possano avere nella lotta contro i tabagismo, al fine di raggiungere quell’obiettivo hard: 5% di fumatori entro i prossimi 20 anni”.