Sindrome post Covid, i sintomi che possono tormentare i pazienti anche dopo la guarigione

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 29 Luglio 2020 14:29 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2020 14:46
Sindrome post-Covid sintomi

Sindrome post-Covid, i sintomi che possono tormentare i pazienti anche dopo la guarigione (foto ANSA)

Il coronavirus potrebbe lasciare a lungo strascichi sulla salute, con permanenza di alcuni dei sintomi iniziali anche a guarigione avvenuta.

In molti la chiamano “sindrome post Covid-19“, per descrivere quell’insieme di sintomi che continuano per settimane, se non addirittura per mesi dopo la guarigione.

Lo evidenzia anche uno studio italiano pubblicato sulla rivista JAMA. Condotto presso Policlinico Gemelli e Università Cattolica, campus di Roma, lo studio ha coinvolto 143 pazienti e mostra per la maggior parte (87%) la persistenza di almeno un sintomo, soprattutto stanchezza intensa (53,1%) e affanno (43,4%). Il 27,3% lamentava dolore alle articolazioni e uno su 5 dolore toracico. La qualità di vita, valutata con apposite scale, è risultata infine peggiorata in tutti i pazienti.

Sindrome post Covid, lo studio

Firmato da Angelo Carfì, Francesco Landi e Roberto Bernabei, lo studio è stato condotto presso il Day Hospital post-Covid della Fondazione Policlinico. È emerso appunto che molti pazienti guariti, anche a distanza di settimane dalla dimissione, continuano a lamentare disturbi; in particolare è l’assoluta mancanza di forze a preoccupare gli ex-pazienti, spiegano gli autori dello studio. Sembra un’epidemia di sindrome da stanchezza cronica e nessuno sa dire al momento quanto è destinata a persistere.

Data questa situazione, “è importante che tutti i pazienti che hanno avuto Covid-19 e soprattutto quelli colpiti dalle forme più gravi (che hanno richiesto un ricovero in rianimazione o che hanno avuto bisogno di ossigenoterapia), siano sottoposti a controlli multi-organo nel tempo – sottolinea Landi. Inoltre devono essere valutati attentamente rispetto alla persistenza di alcuni sintomi, perché siamo di fronte a una malattia nuova, sconosciuta ed è quindi importante cercare di individuare gli eventuali danni a breve o a lungo termine”, conclude. (fonte ANSA)