Singhiozzo, i rimedi della nonna per fartelo passare… funzionano. Ecco perché

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2018 14:31 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2018 14:31
Singhiozzo, i rimedi della nonna per fartelo passare... funzionano. Ecco perché

Singhiozzo, i rimedi della nonna per fartelo passare… funzionano. Ecco perché

ROMA – Il singhiozzo non è una patologia e non è nemmeno pericoloso, a parte il caso di un contadino americano che lo ha avuto per 68 anni di seguito: tuttavia è molto fastidioso e i rimedi che tutti conosciamo, quelli della nonna per capirci, non hanno, nessuno, il visto di validità scientifica. Ma fortunatamente funzionano: cioè tutti, dal non respirare per un minuto allo spavento indotto, hanno una relazione con il meccanismo inceppato di respirazione e deglutimento.

Intanto, cos’è il singhiozzo, cosa lo produce? Si tratta dell’esito di una contrazione involontaria, di uno spasmo del diaframma o dei muscoli intercostali: quando inaliamo tanta aria quella sincope improvvisa inceppa il funzionamento della glottide, cioè della membrana che sta tra le corde vocali, che resta chiusa. Un singulto che si protrae a ogni nuova inalata d’aria.

Con l’ausilio di una scheda dedicata del Corriere della Sera, vediamo come i rimedi più noti (e scremando tutti quelli creativi e improbabili di cui pure siamo a conoscenza) – trattenere il respiro, respirare in un sacchetto di carta, spavento, bere acqua ghiacciata o farci gargarismi, mordere un limone o bere aceto –  agiscono per ripristinare il normale meccanismo di respirazione.

Trattenere il respiro o respirare in un sacchetto di carta. Entrambi i metodi, alterando il ritmo della respirazione, aiutano a superare l’impasse. Più importante, l’aumento di anidride carbonica rilassa il diaframma, inibendo gli spasmi.

Spavento indotto e gargarismi. Un po’ melodrammatico come rimedio, ma ha un suo perché: la sorpresa stimola il nervo vago, quel nervo “vagabondo” che parte dal cranio e arriva fino all’apparato respiratorio superiore. Aiuta la produzione di acido gastrico, allenta le contrazioni del diaframma. Stesso risultato con i gargarismi di acqua ghiacciata o bevendola a piccoli sorsi, oppure mordendo un limone o, ancora, bevendo un goccio di aceto.

Metodo meccanico. Si affronta il diaframma di petto. E cioè tappando il naso mentre inghiottiamo, facendo pressione sul diaframma, portare le gambe al torace e spingere in avanti.