Stamina, Davide Vannoni: “Aprirò clinica a Capo Verde, malati con me all’estero”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Dicembre 2013 9:08 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2013 14:38
Stamina, Davide Vannoni: "No truffa, presi soldi solo da chi poteva pagare"

Stamina, Davide Vannoni: “No truffa, presi soldi solo da chi poteva pagare” (Foto LaPresse)

ROMA – “Aprirò una clinica a Capo Verde e porterò i malati con me all’estero”. Davide Vannoni, a capo della Stamina Foundation, si difende dalle accuse di essere uno “stregone” e un “ciarlatano”. “Non ho mai truffato nessuno, ho preso soldi solo da chi poteva pagare”, dice lo psicologo in un’intervista a Repubblica ammette di non essere un medico e dice di essere pronto ad andare all’estero per curare i suoi pazienti con il metodo Stamina, accusando le lobby delle case farmaceutiche di volerlo fermare.

Nell’intervista a Maurizio Crosetti su Repubblica, Vannoni dice di essere un dottore, ma in lettere e filosofia, ed un docente di psicologia e di sentirsi anche vittima:

“«Un po’ sì, perché sono oggetto di un attacco a fronte unico, persino oltre il procuratore Guariniello che, io penso, avrebbe già archiviato tutto senza le pressioni del ministero della Salute»”.

Vannoni sostiene di non essere un truffatore:

“«Perché esista una truffa, occorre che qualcuno intaschi del denaro. A Brescia, in una struttura pubblica, nessun paziente pagava un euro»”.

A San Marino invece, nella struttura definita dal pm Guarinielli un laboratorio di cosmesi, i pazienti pagava, ma non tutti:

“«Per allestire quel laboratorio, con tanto di sala operatoria, spesi 350 mila euro e ipotecai la casa. Poi, certo, alcuni pazienti pagavano le cure, ma solo quelli che potevano permetterselo».

Per 5 infusioni, 27 mila euro: conferma?

«Sì, ma qualcuno non sborsò nulla. Chi poteva, pagava, gli altri no. Nessuno rimase mai senza cure»”.

Nonostante le 6 denunce e nessuna evidenza scientifica che il metodo Stamina funzioni e sia una cura, Vannoni sostiene che il suo protocollo non ha effetti collaterali:

“«Solo quelli legati all’improvvisa interruzione delle cure, e non dipende da noi. Nessuno ha mai sofferto per effetti collaterali».

Come spiega allora le denunce?

«Sono appena 6: forse qualcuno si aspettava i miracoli che noi non promettiamo. Tuttavia, molti malati migliorano le capacità di movimento già dopo la prima infusione, nessuno peggiora e molti rimangono in vita a lungo: abbiamo bambini di sei o sette anni, dati per spacciati quando ne avevano tre. Illustri specialisti, come i professori Villanova e Andolina, sono con noi. E io non mi sento uno stregone»”.

Dopo il paziente morto a Trieste, la posizione per Vannoni nell’inchiesta nei suoi confronti per truffa e associazione a delinquere si complica con l’ipotesi di una nuova accusa di omicidio colposo:

“«Quella persona è morta di polmonite dopo essere stata costretta ad interrompere le cure, mentre i suoi familiari ci imploravano di proseguire. Associazione a delinquere? Con due direttori sanitari e venti medici dalla nostra parte?Per favore, non scherziamo».

Cos’è, allora? Un complotto?

«Siamo certamente vittime della lobby dei farmaci, della burocrazia e della politica. Tutto sulla pelle di chi sta morendo»”.

Ora la sperimentazione inizierà all’estero, in una clinica di Capo Verde dove a pagare saranno i malati che vogliono curarsi:

“«Abbiamo individuato una clinica a Capo Verde, attualmente inutilizzata. È già stata costituita una cooperativa di pazienti, senza fini di lucro, massimo una quota a testa. Queste persone apriranno un laboratorio con i loro soldi, pagheranno gli stipendi ai nostri biologi e noi le cureremo. Per la sanità sarà una vera rivoluzione, un’innovazione mondiale»”.

E a chi gli chiede se ha mai lucrato sui pazienti, lui che gira in Porsche e che spiega di aver comprato l’auto in leasing, risponde:

“«Mai. E ho lettere di persone che ci supplicano di riprendere le cure. A noi guardano 280 mila famiglie in Italia e due milioni di malati, le patologie rare sono circa 5 mila, le staminali possono curarne più di 120. Io mi sento responsabile nei confronti di questa gente e delle loro speranze. Chi soffre e sta morendo non telefona certo al dottor Guariniello o al ministro Lorenzin, chi soffre chiama noi»”.