Nas: “Stamina senza staminali”. Genitori di Simona: “Ce l’hanno venduto per 40mila€”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Dicembre 2013 10:16 | Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre 2013 17:54
"Stamina senza staminali". Genitori di Simona: "Ce l'hanno venduto per 40mila€"

Un gruppo di manifestanti pro Stamina (Foto LaPresse)

TORINO – “Ci hanno venduto il metodo Stamina per 40mila euro”, dicono i genitori della piccola Simona. Un nome di fantasia per questa bambina di 11 anni che dal metodo, in cui “non ci sono staminali” come rivelano le analisi di Nas e del Comitato scientifico del ministero della Salute. Dopo le testimonianze di chi sostiene di aver tratto benefici da Stamina e le nuove richieste, l’ultima da Chieti, cominciano ad arrivare anche le denunce al procuratore Raffaele Guariniello di chi dichiara: “Davide Vannoni ci ha truffati“.

Grazia Longo su La Stampa racconta la storia di Simona, una storia di illusione e di speranze infrante e denaro, 40mila euro, andati in fumo:

È dal 2009 che confidano nel miracolo. Tutto inutile. E dopo aver girovagato tra gli ospedali di Gravedona (in provincia di Como), Brescia e Trieste, pochi giorni fa si sono presentati alla Procura di Torino per sporgere denuncia. «Perché un genitore è pronto a tutto per salvare il proprio figlio – racconta la mamma di Simona -, anche a indebitarsi con le banche. E quando scopri che erano tutte falsità, non soffri tanto per i soldi buttati via, ma per i sogni infranti di tua figlia. La mia è stata illusa: secondo il professor Vannoni oggi Simona dovrebbe correre, e invece è com’era prima. Non autosufficiente e bisognosa di una persona sempre accanto che si occupi di lei»”.

Le strade di Simona e Stamina si incrociano 4 anni fa, quando la mamma che fa la panettiera sente parlare del metodo di Vannoni che offriva mille speranze.

“La speranza si accende e addirittura si infiamma dopo il primo colloquio con il professor Vannoni. «Mi disse che anche lui era guarito grazie alle cellule staminali – ricorda questa mamma che non si rassegna all’idea che la sua bambina sia stata così crudelmente raggirata -. Che dopo una paralisi parziale al volto era stato curato in Ucraina nel 2007 e da lì aveva deciso di importare il metodo in Italia»”.

Poi Vannoni le fa vedere il video di un uomo in carrozzina che sarebbe guarito e dalla sedia a rotelle si alza, cominciando a correre e camminare:

“«Non credevo ai miei occhi, ho subito voluto sapere di più delle cure e del modo per potervi accedere». Ma c’è subito un’importante premessa. «La prima cosa che il professore mi ha chiesto sono stati i soldi: me lo ha detto chiaro e tondo»”.

E il costo della speranza per Vannoni si aggira sui 40mila euro:

“«All’inizio 36 mila euro in due tranche, una da 27 mila, la seconda da 9. Poi altri 4 mila per gli avvocati per il ricorso ad ottenere il riconoscimento dell’assistenza sanitaria». Con uno spiacevole seguito: per risparmiare sulle spese legali, Simona ha dovuto donare a sua volta «le sue cellule per aiutare bambini malati più piccoli»”.

Simona dopo tanti sacrifici dei genitori per mettere insieme soldi che non avevano viene sottoposta a Stamina, ma la cura non è miracolosa. Simona inizia a star male, effetti collaterali alle iniezioni di Vannoni. La bimba viene portata in ospedale e Vannoni spiega ai genitori che ai medici non devono dire che la bimba è stata sottoposta alle iniezioni:

Anzi, il viaggio della speranza di Simona si è consumato anche tra malesseri per la cura e suggerimenti «a non rivelare agli ospedali di Torino delle punture eseguite a Trieste dal dottor Marino Andolino (spalla di Vannoni e indagato anche lui per associazione a delinquere per somministrazione di medicine pericolose e truffa in materia di farmaci, ndr) perché altrimenti la cura rischiava di essere sospesa»”.

Prima il carotaggio osseo a Gravedona e la prima puntura all’ospedale di Trieste, con la piccola che aveva 7 anni e accusa malori. Poi dopo un ricovero in ospedale, dove la mamma non disse la verità “su indicazione di Vannoni”. E dopo ancora la seconda puntura. E ancora i soldi, quei 40mila euro che avrebbero dovuto restituire la salute a Simona. Un viaggio che per i genitori della bimba si conclude alla Procura di Torino, dove chiedono giustizia.