Storia della piccola Adelaide Ciotola: la famiglia chiede e ottiene fondi, ma lei è sana

Pubblicato il 3 Febbraio 2010 15:36 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2010 15:36

La "Iena" Luigi Pelazza

Una serie di appelli disperati in televisione, 170 mila euro raccolti grazie alla solidarietà degli spettatori, poi la verità: la truffa. La piccola napoletana Adelaide Ciotola è stata ospite, sempre con la madre al fianco, di moltissimi programmi tv in emittenti nazionali per raccontare la sua storia legata alla malattia degenerativa chiamata sindrome del lobo medio e, soprattutto, per dar vita a una campagna di raccolta fondi. Secondo quanto affermato dai genitori, infatti, la piccola sembrava aver bisogno di 300 mila euro per sostenere un complicato intervento che sarebbe potuto essere affrontato solo a Houston, in Texas.

Tutto ciò ha messo in risalto la bontà e la sensibilità di molte persone che hanno deciso di donare dei fondi per salvare la piccola. Ma c’è un’ombra nell’intera vicenda, un’ombra che sa di truffa ed effettivamente lo è: la piccola in realtà non è malata, non soffre di quel tipo di patologia e soprattutto «i soldi avuti come sostegno sono già stati spesi per scopi personali, ad Adelaide ci pensa la mutua», ha spiegato la madre della piccola ad un insistente “Iena” Luigi Pelazza.

La storia è stata portata alla luce da un servizio delle stesse “Iene” che andrà in onda mercoledì sera su Italia Uno. Ma c’è un ulteriore sviluppo nella vicenda. L’avvocato Sergio Pisani, difensore di Vincenzo e Luisa Ciotola, genitori di Adelaide, ha chiesto alla Procura di Napoli il sequestro del servizio televisivo delle “Iene” in cui sarebbero mosse «insinuazioni» a carico dell’operato dei suoi assistiti. Il legale, con un ricorso d’urgenza, diffida anche “Le Iene” dal mandare in onda il servizio. Questo per via delle «fragili condizioni in cui effettivamente versa la piccola».

Il legale spiega anche che «la piccola Adelaide è in questi giorni già fortemente provata dai commenti dei compagni di scuola per quanto sta avvenendo su numerosi social Network e quanto pubblicato su diverse testate giornalistiche in tutta la penisola». «Al di là dunque della veridicità o meno di quanto si imputa ai genitori della minore – scrive l’avvocato nel ricorso – è immaginabile e indubbio l’effetto dirompente che potrebbe derivare alla psiche».

Cerchiamo però di fare un po’ di luce sulla dinamica dei fatti. Adelaide Ciotola è una bambina napoletana di 10 anni, la madre ha avviato una campagna di raccolta fondi per salvarla da una rara malattia degenerativa dei polmoni. La famiglia interviene ripetutamente in varie trasmissioni tv, una su tutte “Pomeriggio 5” condotta da Barbara D’Urso. I soldi cominciano ad arrivare. Poi la bufera, non solo le “Iene” ma anche il professor Rossi dell’ospedale Gaslini di Genova dopo aver visitato la piccola ha escluso che Adelaide abbia mai sofferto di una patologia del genere.

Una truffa. Interviene la Guardia di Finanza, viene aperto un fascicolo, vengono fatte anche una serie di indagini per capire se dietro ci siano altre persone coinvolte. «È stato aperto un fascicolo e sono in corso indagini da parte della Guardia di Finanza nei confronti della famiglia Ciotola. È stato accertato che Adelaide non ha subito una patologia di questo genere», ha affermato il Procuratore della Repubblica di Genova Francesco Lalla, intervistato da Luigi Pelazza. La tv dà la tv toglie, deve aver pensato la famiglia Ciotola.