Sudafrica, successo per primo trapianto di pene

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Marzo 2015 0:43 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2015 0:43
Sudafrica, successo per il primo trapianto di pene

Sudafrica, successo per il primo trapianto di pene

ROMA – Tra gli organi che si possono trapiantare da oggi si aggiunge anche il pene. La notizia del primo successo arriva dal Sudafrica, più precisamente dalla Stellenbosch University, che in un comunicato sul proprio sito riporta il caso di un uomo di 21 anni a cui era stato amputato il pene per le complicazioni seguite a una circoncisione, e che a quattro mesi dall’intervento ha recuperato la piena funzionalità dell’organo. ”C’è un grande bisogno di questo tipo di interventi in Sudafrica dove molti giovani perdono il loro pene ogni anno in seguito alle complicazioni dovute alla circoncisione tradizionale”, ha detto il professor Andre van der Merwe, che ha guidato l’equipe.

L’intervento è durato nove ore, ed è stato eseguito l’11 dicembre scorso al Tygerberg Hospital di Città del Capo, utilizzando alcune tecniche mutuate dai trapianti facciali, soprattutto nella riconnessione dei vasi sanguigni e dei nervi più piccoli. L’amputazione era stata effettuata tre anni prima dopo una circoncisione tradizionale, che ha questo esito nefasto in circa 250 casi l’anno in Sudafrica. L’intervento fa parte di un progetto pilota che dovrebbe portare la procedura in tutti gli ospedali sudafricani, che prevede altri nove trapianti. E’ la seconda volta che un intervento del genere ha successo, affermano i medici, ma nell’altro caso, avvenuto in Cina, dopo due settimane l’organo è stato rimosso per problemi psicologici del paziente.

”In realtà tecnicamente non è difficile questo tipo di operazione – commenta Pierfrancesco Bassi, docente di urologia dell’università Cattolica di Roma – ma il tessuto del pene non è molto adatto. Basti pensare che in Thailandia, dove molto spesso le donne evirano gli uomini dopo i tradimenti e dove quindi c’è la maggiore esperienza, il tasso di successo quando si cerca di riattaccare il pene del paziente, che quindi non ha problemi di rigetto, è appena del 30%. Ho qualche dubbio che l’intervento sudafricano possa dare risultati duraturi”. Anche se il trapianto avesse successo, afferma Bassi, non ci sarebbe una grande domanda dal punto di vista clinico. ”In realtà le patologie che portano all’amputazione del pene sono rarissime – afferma – così come gli episodi di mutilazione o automutilazione”.