Meno 56mila ricoveri con il taglio del 2% alle case di cura convenzionate

Pubblicato il 6 Luglio 2012 14:12 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2012 14:27

Tagli alle case di cura: 56mila ricoveri in menoROMA – Meno 56mila ricoveri nelle case di cura convenzionate. Questo l’effetto del taglio del 2% previsto dalla spending review per le prestazioni ospedaliere e ambulatoriali erogate dalle strutture sanitarie private convenzionate con il Sistema sanitario nazionale.

Gabriele Pelissero, presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata, Aiop, ha spiegato: “Il Ssn assicura i livelli essenziali di assistenza utilizzando istituti ospedalieri pubblici e privati. Nel 2010 i pubblici hanno effettuato 8,4 milioni di ricoveri ospedalieri, e i privati 2,7 milioni (pari al 24,7%, il cui costo nel 2010 è stato il 15% della spesa sanitaria complessiva). Se questa attività fosse tagliata del 2%, si avrebbero in Italia in un anno quasi 56mila ricoveri in meno”.

Gli interventi oggetto del taglio sarebbero di chirurgia oncologica, ortopedia protesica, parti, prestazioni per malati acuti nei pronto soccorsi e nelle terapie intensive, ricoveri in day-hospital e day surgery, ricoveri di riabilitazione dopo gravi interventi chirurgici.

Pellissero ha sottolineato: “Praticamente ogni tipo di prestazione ospedaliera verrebbe improvvisamente a ridursi, con effetti facilmente comprensibili e, in non poche regioni, con situazioni di vero allarme sociale. Tra l’altro, con il taglio del 2%, ‘a spesa ospedaliera aumenterebbe subito dello 0,6% di ciò che oggi spendiamo. Si avrebbe cioè un aggravio immediato di 54 euro per le finanze pubbliche. Analogo fenomeno si avrebbe per la spesa ambulatoriale”.

Meno drammatica sarebbe la situazione dell’attività ambulatoriale specialistica la situazione rischia di essere altrettanto drammatica, conclude Pelissero, visto che ”migliaia di dializzati, centinaia di migliaia di pazienti ambulatoriali verrebbero respinti e inseriti in lunghissime liste d’attesa, con il solo risultato di obbligarli a ricorrere a cure a pagamento”.