Tamponi rapidi dal medico di base (accordo al 70%) e dai pediatri (accordo al 100%)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2020 20:48 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2020 20:48
Tamponi rapidi dal medico di base (accordo al 70%) e dai pediatri (accordo al 100%)

Tamponi rapidi dal medico di base (accordo al 70%) e dai pediatri (accordo al 100%) (Foto Ansa)

Tamponi rapidi dal medico di base e dai pediatri: un accordo che ha valore erga omnes. Ok da sigle per 100% pediatri e per 70% medici base.

L’accordo per l’esecuzione dei tamponi rapidi antigenici negli studi dei pediatri di libera scelta e dei medici di base ha un valore erga omnes, ovvero per tutti. Secondo quanto si rileva a margine della trattativa, infatti, le sigle sindacali dei pediatri hanno tutte firmato l’accordo coprendo il 100% dei pediatri di libera scelta.

Le sigle dei medici di famiglia che hanno dato l’ok coprono il 70% dei medici di base sul territorio. Tutti i medici di base ed i pediatri di libera scelta saranno dunque tenuti ad effettuare i tamponi rapidi. Le modalità organizzative possono essere demandare ad accordi a livello regionale.

Che cos’è il tampone antigenico

Questo tipo di tampone ricerca elementi che costituiscono la struttura del virus. Diventa positivo quando il virus è presente nell’organismo in quantità sufficiente per essere rilevato. Rispetto al test molecolare (RT-PCR) questo test ha tempi di risposta più rapidi. Anche il Ministero della Salute sta adottando il tampone antigenico per valutare i rientri in Italia da territori a maggior diffusione di COVID-19. 

Risultato negativo: non ci sono antigeni virali nel tampone analizzato. Il soggetto probabilmente non è infetto né contagioso. Esistono però falsi negativi per lo più dovuti allo scorretto timing del prelievo: un prelievo troppo precoce non lascia al tempo al virus di svilupparsi, un prelievo tardivo non trova il virus perché il sistema immunitario l’ha già eliminato.

Risultato positivo: sono stati riscontrati antigeni virali, è necessario confermare la positività con test molecolare. Nel frattempo il paziente deve considerarsi infetto e contagioso. (Fonte Ansa).