Terapia genica per riparare il cuore: stimola rigenerazione cellule dopo infarto

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 9 maggio 2019 7:00 | Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2019 14:21
Cuore riparato con terapia genica: cellule crescono dopo infarto

Terapia genica per riparare il cuore: stimola rigenerazione cellule dopo infarto

ROMA – Una nuova terapia genica stimola la rigenerazione delle cellule del cuore e lo ripara per l’infarto. Una nuova tecnica che è stato descritta sulla rivista Nature ed è il frutto di una ricerca coordinata dal Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia (Icgeb) di Trieste e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. 

La tecnica per ora è stata sperimentata solo sui maiali con scompenso cardiaco, il cuore è simile a quello umano, e i risultati ottenuti sono stati incoraggianti. I ricercatori, guidati da Mauro Giacca dell’Icgeb e Fabio Recchia della Scuola Sant’Anna, hanno trasferito nel cuore di un maiale colpito da infarto alcuni tratti di microRNA, sequenze di informazione genetica che agiscono come una sorta di registri molecolari, regolando l’espressione dei geni. 

In particolare, i ricercatori hanno utilizzato la sequenza indicata come microRNA-199, che è stata trasferita nel tessuto del cuore del maiale utilizzando come vettore un virus reso inoffensivo. Una volta arrivata a destinazione, la sequenza di microRNA ha stimolato la rigenerazione delle cellule cardiache, permettendo il recupero completo delle funzionalità dell’organo già a un mese dopo l’infarto. 

Giacca, uno degli autori dello studio, ha commentato: “Dopo tanti tentativi infruttuosi negli ultimi 15 anni con le cellule staminali, per la prima volta abbiamo compreso come sia possibile riparare il cuore in un animale di grossa taglia stimolando direttamente le proprietà delle cellule cardiache sopravvissute al danno”. La ricerca ha dunque dimostrato che è possibile riparare il cuore di un animale di grossa taglia sfruttando gli stessi meccanismi di rigenerazione spontanea di altre specie, come i pesci e le salamandre.

I due autori dello studio hanno spiegato che prima di passare dalla sperimentazione sui maiali a quella sull’uomo sarà necessario altro tempo: “Il trattamento finora è stato condotto con un virus modificato, ma ciò non consente di controllare in maniera precisa il dosaggio, né gli effetti indesiderati a lungo andare. Dobbiamo imparare a somministrare l’RNA come se fosse un farmaco sintetico. Sappiamo che è possibile, perché abbiamo già visto che funziona nei topi”. La somiglianza tra il cuore di maiale e quello umano, sia da un punto di vista anatomico che fisiologico, renderà però più facile progettare una futura sperimentazione clinica sull’uomo, sperando di ottenere risultati simili.