Staminali, darle o no ai bimbi? Vescovi: “Sono un rischio, rispettare le regole”

Pubblicato il 6 settembre 2012 12:07 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2012 12:08
Cellule staminali

(LaPresse)

ROMA  – L’Aifa ed il Tar hanno fatto bene a bloccare le terapie con le staminali. Questo il parare del genetista Angelo Vescovi, direttore del centro tessuti del Niguarda e dell’ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Il genetista in un’intervista a Repubblica ha sottolineato: “Quello che amareggia è che siano le famiglie dei bambini malati a doversi presentare davanti ai giudici, mentre chi produce le cosiddette “cure” resta un passo indietro”. Vescovi non è contrario alle terapie con le staminali, che lui stesso sperimenta, ma al loro utilizzo senza il rispetto dei protocolli stabiliti. Tali cure, se somministrate in maniera sbagliata, possono mettere a rischio la salute delle piccole pazienti come Celeste Carrer e Smeralda.

Vescovi ha detto a Repubblica che in caso di terapie con le staminali è necessario rispettare le regole esistenti:,perché i rischi che si corrono sono molti:

“In Germania, ma anche in Texas, si sono avuti casi di bambini morti o ammalati ancora più gravemente dopo essere stati iniettati. Il secondo rischio è quello di alimentare false speranze. Il terzo è che dietro queste intenzioni umanitarie ci siano interessi economici, anche indiretti, come ad esempio brevettare cure”.

Del caso della piccola Celeste il genetista ha detto a Repubblica:

“Certamente ci sono stati medici che hanno agito in buona fede. Ma per curare occorre comunque essere certi di non nuocere e possibilmente anche registrare in modo certo qualche forma di miglioramento. I genitori disperati che dichiarano che i loro bambini stavano ‘un po’ meglio’ purtroppo non aiutano la scienza”.

Grandi speranze, decisioni impopolari, pochi fondi per la ricerca. Non è una contraddizione?

Le staminali in Italia devono dividersi tra pochi fondi per la ricerca, grandi speranze per i malati ed anche decisioni impopolari, come è accaduto nel caso delle cure delle bambine, spiega Vescovi:

“Altroché: qui a Terni, dove lavoro, facciamo fatica a comprare un microscopio. Ho una proposta: nel 2013 l’Italia comperi un caccia F22 in meno e dia alla ricerca sulle staminali gli stessi soldi. È più di quanto abbiamo mai avuto”.

E poi arriva quell’ammissione che non ti aspetti. Vescovi non curerebbe i suoi figli con le staminali:

“Avrei paura, non mi fido di quello che non è chiaro”.