Policlinico Bari. Trans potranno conservare ovuli e sperma, ma non usarli…

Pubblicato il 27 settembre 2012 11:10 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2012 11:18
Policlinico di Bari

Policlinico di Bari

BARI – I transgender che cambieranno sesso potranno conservare i propri spermatozoi o i propri ovuli al Policlinico di Bari. Il comitato etico dell’ospedale pugliese lo ha deciso il 26 settembre, aprendo la strada al dibattito bioetico e normativo in Italia. La legge infatti vieta sia il ricorso all’utero in affitto, sia la fecondazione eterologa all’interno di una coppia. Per questo motivo, temendo possibili fughe all’estero con i gameti congelati, il Policlinico dopo aver approvato la conservazione dei gameti ha sottolineato che il looo utilizzo dovrà essere “conforme alla legge italiana”.

La questione non è affatto semplice. Il cambio di sesso, sia esso da uomo a donna o da donna a uomo, è irreversibile una volta che l’operazione chirurgica è stata eseguita. Ma se un giorno chi vi si sottopone avesse un desiderio di paternità o maternità? Dopo la richiesta di alcuni pazienti di poter depositare le proprie cellule riproduttive alla criobanca del Policlinico l’azienda ospedaliera ha ritenuto necessario rivolgersi al parere, vincolante, del comitato etico, che è stato positivo.

Insomma uomini e donne che cambiano sesso ora possono depositare i propri gameti, ma è qui che scatta il problema normativo. La legge italiana 40 del 2004 sulla procreazione assistita vieta sia l’utero in affitto che la fecondazione eterologa, cioè con sperma o ovuli da donatore estraneo alla coppia con problemi di infertilità o sterilità. Dunque, per legge, una donna diventata uomo non potrebbe, o un uomo operato in donna, non potrebbe comunque usare i propri ovuli o spermatozoi per avere bambini.

Se anche il Policlinico ha messo a disposizioni dei suoi pazienti, circa 30 ad oggi, la sua criobanca, la clinica ha poi subito sottolineato: “L’utilizzo dei gameti dovrà essere conforme a quanto previsto dalla normativa italiana”. Una misura, questa, che vorrebbe evitare le eventuali fughe di pazienti e gameti ibernati in paesi come gli Stati Uniti, la Russia e il Canada dove la fecondazione eterologa e l’utero in affitto sono consentiti come metodi di procreazione assistita.