Trapianto record a Torino: fegato tenuto in vita per 23 ore prima dell’intervento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Giugno 2020 16:51 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2020 16:51
Trapianto fegato da record: organo tenuto in vita per 23 ore

Trapianto fegato da record: organo tenuto in vita per 23 ore (Foto archivio ANSA)

TORINO – Un trapianto da record quello eseguito a Torino: un fegato è stato preservato in vita per 23 ore prima dell’intervento con la preservazione normotermica.

Solitamente, gli organi vengono conservati con preservazione ipotermica, cioè temperature fredde.

Questa tecnica però consente la conservazione solo per 12 ore fuori dal corpo del donatore, poi l’organo va incontro a danni permanenti.

Un tempo da record che ha permesso la donazione degli organi di una giovane donna stroncata da un infarto cardiaco improvviso. 

Trapianto di organi: come li hanno conservati

La giovane donatrice è arrivata al pronto soccorso in arresto cardiaco.

I medici l’hanno collegata all’ECMO, un sistema artificiale di ossigenazione e circolazione sanguigna extracorporea.

Dopo diverse ore senza ripresa della funzione cardio-respiratoria autonoma, i medici ne hanno dichiarato la morte.

La famiglia ha deciso di donarne gli organi, ma il cuore e i polmoni erano già troppo danneggiati.

Il fegato e i reni, invece, risultavano potenzialmente idonei al trapianto.

Le équipes trapianto dell’ospedale Molinette però erano già impegnate rispettivamente in due trapianti di fegato ed in due trapianti di rene.

I medici hanno così scelto i metodi di preservazione, utilizzando la preservazione ipotermica per i reni e quella normotermica per il fegato. 

Utilizzando due tecniche diverse, gli organi sono stati conservati per molto tempo e tenuti in vita.

Così i medici hanno potuto eseguire gli interventi ed effettuare tre trapianti in tre pazienti.

I tre riceventi ora stanno bene e sono stati dimessi.

Preservazione ipotermica: come funziona

La preservazione statica ipotermica consente la conservazione dell’organo per un massimo di 12 ore sfruttando le basse temperature.

Dopo questo tempo, l’organo può subire seri danni tali da non essere più adatto al trapianto. 

Nel caso dei reni, i medici li hanno conservati a una temperatura di 12 gradi.

Per farlo, hanno utilizzato un’apposita macchina da perfusione per una durata di 10 ore complessive.

Preservazione normotermica: come funziona

Le preservazione normotermica invece è una tecnica che consente di tenere un organo in vita fuori dal corpo fino a 24 ore.

Utilizzando un particolare dispositivo, si crea artificialmente un ambiente in cui il fegato di fatto “vive” al di fuori di un corpo umano a temperature di circa 36-37 gradi.

Con questa tecnica, i medici sono riusciti a conservare il fegato per un tempo record di più di 23 ore prima di essere trapiantato. 

La tecnica permette di minimizzare il danno che l’organo subirebbe durante la preservazione.

Inoltre, permette di “rigenerarlo” grazie alla creazione di condizioni simil-fisiologiche.

Il risultato ottenuto dai medici rappresenta una reale innovazione nel mondo dei trapianti.

Utilizzare questa tecnica permette di curare e mantenere in vita fuori dal corpo gli organi per più tempo e salvare più vite. (Fonte: AGI)