Trombosi dei seni venosi cerebrali: sintomi e fattori di rischio. Ha portato alla sospensione del vaccino Astrazeneca

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 16 Marzo 2021 - 07:42 OLTRE 6 MESI FA
Trombosi dei seni venosi cerebrali: sintomi e fattori di rischio. Ha portato alla sospensione del vaccino Astrazeneca

Trombosi dei seni venosi cerebrali: sintomi e fattori di rischio. Ha portato alla sospensione del vaccino Astrazeneca (Foto d’archivio Ansa)

Trombosi dei seni venosi cerebrali. Si chiama così la patologia che ha portato alla sospensione del vaccino Astrazeneca. Chiariamo subito: i casi conclamati su chi ha ricevuto la prima dose del vaccino anti Covid sono limitati. Limitatissimi. Ma queste poche reazioni anomale hanno portato alla sospensione di Astrazeneca in diversi Paesi, Italia compresa. Sospensione in via cautelativa, in attesa di ulteriori indagini.

La trombosi dei seni venosi cerebrali riguarda i seni venosi, che sono una parte del sistema venoso del cervello. E si verifica quando si forma un coagulo di sangue nei seni venosi, che sono le parti in cui confluiscono le vene. Può aversi in adulti, bambini e nei neonati e portare anche ad un ictus, ma è 3 volte più frequente nelle donne. E’ quanto si legge sul sito della facoltà di medicina della John Hopkins university.

Colpisce circa 5 persone su un milione ogni anno. “Questo tipo di trombosi – spiega Paola Santalucia, vicepresidente di Alt (Associazione lotta alla trombosi) – può essere idiopatica, o collegata a farmaci come i contraccettivi o a trombofilia, cioè anomalie della coagulazione o fattori che aumentano il rischio di trombosi. Colpisce più spesso le donne e si diagnostica con la tac, si può manifestare con cefalea e crisi epilettiche, e causare emorragie. Si cura con gli anticoagulanti”.

Trombosi dei seni venosi: fattori di rischio

Nei bambini i fattori di rischio sono l’anemia falciforme, l’anemia cronica emolitica, la beta-talassemia maggiore, malattie cardiache, anemia, alcune infezioni, lesioni alla testa. Negli adulti i fattori di rischio sono la gravidanza e le prime settimane dopo il parto, problemi nella coagulazione (come la carenza di proteina C ed s, carenza di antitrombina III, lupus anticoagulante o mutazione del fattore V di Leiden), cancro, malattie come il lupus, granulomatosi di Wegener e sindrome di Behcet, obesità, bassa pressione cerebrale e morbo di Chron o colite ulcerosa.

Trombosi dei seni venosi: sintomi

I sintomi variano a seconda di dove si trova il trombo, e possono andare dalla cefalea alla vista annebbiata, perdita di coscienza e di controllo del movimento di alcune parti del corpo, coma e crisi epilettiche. Oltre il 40% dei pazienti presenta più di un fattore di rischio. 

Germania: trombosi della vena del seno in crescita dopo vaccino Astrazeneca

“Dopo intense consultazioni su gravi eventi trombotici in Germania e in Europa, il Paul-Ehrlich-Institut raccomanda la sospensione temporanea de vaccino covid-19 di AstraZeneca“. Lo scrive l’istituto federale tedesco per i vaccini Paul Ehrlich. “Gli esperti del Paul-Ehrlich-Institut vedono ora un accumulo impressionante di una forma speciale di trombosi venosa cerebrale molto rara (trombosi della vena del seno) in connessione con una carenza di piastrine del sangue (trombocitopenia) e sanguinamento in prossimità temporale alle vaccinazioni con il vaccino Astra-Zeneca”. “I dati sono in fase di ulteriore analisi da parte dell’Ema”.

Siset: il numero di casi dopo il vaccino è in linea al taasso di trombosi abituale

Al 10 marzo “il sistema di vigilanza europeo degli eventi avversi aveva registrato 30 casi di eventi trombotici in 5 milioni di soggetti vaccinati con il vaccino AstraZeneca. Questo numero è paragonabile al tasso di trombosi abitualmente registrato nella popolazione generale. E al momento non è possibile stabilire se ci sia stato un nesso di causalità tra la vaccinazione e gli eventi trombotici. O se gli eventi siano avvenuti solo per coincidenza”. Lo afferma la Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi (SISET). Sottolineando che “negli studi registrativi con stretta sorveglianza degli eventi avversi non è stato segnalato alcun aumento del rischio di trombosi”.