Tumore al polmone, la immunoterapia può quadruplicare la sopravvivenza

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Giugno 2019 15:00 | Ultimo aggiornamento: 26 Luglio 2019 10:50

CHICAGO  –  Tumore al polmone, una nuova speranza dall’immunoterapia con la molecola pembrolizumab, un approccio mirato a riattivare il sistema immunitario per combattere il cancro. Dallo studio KEYNOTE-001 presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) è emerso che questa terapia ha quadruplicato la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi dei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule avanzato rispetto all’era pre-immunoterapia se utilizzata come trattamento iniziale (23,2% contro 5,5%). 

Lo studio, condotto su un campione di 550 pazienti, ha dimostrato che la molecola immunoterapica è sicura ed efficace ed aumenta la sopravvivenza: in particolare, il 23,2% dei pazienti che non è stato precedentemente trattato con la chemioterapia ed il 15,5% dei pazienti precedentemente trattati era vivo dopo cinque anni dalla diagnosi, con il maggior beneficio registrato nei pazienti con una più alta espressione della proteina Pd-l1.

Inoltre, fra i pazienti già trattati con la chemio, il 42% ha manifestato una risposta positiva alla immunoterapia per una durata media di 16,8 mesi. Per i pazienti che hanno ricevuto il farmaco come terapia iniziale, invece, il 23% ha avuto una risposta positiva per la durata media di 38,9 mesi.

“La visione negativa associata alla diagnosi di questo tipo di tumore è certamente non più appropriata – il commento del primo autore dello studio, Edward Garon della UCLA University di Los Angeles -. Il fatto che in questo studio abbiamo dei pazienti che sono ancora vivi dopo sette anni è un fatti da rimarcare. Abbiamo anche evidenze che la maggioranza dei pazienti che rispondono bene a questa terapia immunoterapica per i primi due anni, vivono per 5 o più anni”. Ed è “rimarchevole che per più pazienti di quanti mai registrati prima, non dobbiamo più misurare la sopravvivenza in mesi. Tuttavia abbiamo ancora molta strada da fare per migliorare la situazione di tutti questi malati ed è necessario proseguire nella ricerca”, sottolinea l’esperto Asco David Graham. (Fonte: Ansa)