Tumore alla prostata: la proteina che “attiva” le cellule cancerose dormienti

di Caterina Galloni
Pubblicato il 28 marzo 2019 7:02 | Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2019 18:23
Tumore alla prostata: la proteina che "attiva" le cellule cancerose dormienti

Tumore alla prostata: la proteina che “attiva” le cellule cancerose dormienti (Ansa)

ROMA – Il tumore alla prostata può diffondersi attraverso una proteina che “attiva” le cellule cancerose dormienti, difficili da individuare: gli scienziati dell’University of Bradford hanno infatti scoperto dei minuscoli frammenti di una proteina, la EN2, che se assorbiti da altre cellule cancerose provocano una modifica della forma o si fondono. La fusione di cellule cancerose è considerata segnale di cancro aggressivo, più facile da diffondersi e in grado di sopravvivere alla chemioterapia.

La EN2 ha una funzione nello sviluppo dell’embrione, dopo di che la sua produzione si spegne, e induce le cellule a esprimere un gene che contribuisce a nascondere i tumori al sistema immunitario per evitarne il controllo. Gli scienziati sperano che bloccando l’EN2 si possano sviluppare terapie più efficaci contro il cancro alla prostata, i farmaci attuali possono causare disfunzione erettile o incontinenza urinaria.

Richard Morgan, autore dello studio, ha dichiarato: “Per sopravvivere, crescere e diffondersi i tumori hanno bisogno di controllare il comportamento delle cellule tumorali e delle cellule normali che li circondano e noi abbiamo trovato un modo per farlo”.

L’EN2 in passato ha avuto un ruolo nello sviluppo embrionale del cervello, oltre a essere presente in quantità elevate in molti tipi di cancro. Per determinare il ruolo che svolge nel cancro della prostata, i ricercatori hanno marcato la proteina con un punto verde fluorescente e poi studiato come interagisce con le cellule cancerose e normali in un modello di prostata umano.

I risultati hanno rivelato che entrambi i tipi di cellule si fondono con vescicole che trasportano l’EN2 e prendono la proteina. Per esaminare il processo nei minimi dettagli, i ricercatori hanno effettuato una fotografia time-lapse, in cui ogni 5 minuti, per 24 ore, sono state scattate immagini delle cellule.

Le cellule espellono EN2, che viene poi assorbita dalle cellule tumorali dormienti, causandone l’attivazione, il cambiamento di forma o la fusione. Le cellule poi generano un’altra vescicola contenente EN2 che può ugualmente espellere.

“E’ significativo perché nel cancro la fusione cellulare è relativamente inusuale ed è associata a una forma molto aggressiva”, ha affermato il professor Morgan che ha aggiunto:”Può formare cellule ibride nuove e imprevedibili che si diffondono in diverse parti e sopravvivono alla chemioterapia e radioterapia”. (Fonte: Daily Mail).