Suicidio cellulare, trovato il codice di autodistruzione: un’arma contro il tumore

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 29 ottobre 2018 21:47 | Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2018 21:47
Tumore, suicidio cellulare come terapia: il codice di autodistruzione

Suicidio cellulare, trovato il codice di autodistruzione: un’arma contro il tumore

ROMA – Un suicidio delle cellule cancerogene per sconfiggere il cancro. Gli scienziati della Northwestern University hanno trovato il codice di autodistruzione delle cellule. Si tratta di una scoperta importante, che potrà essere utilizzata in futuro come terapia contro il cancro, spingendo le sole cellule tumorali al “suicidio” senza danneggiare le cellule sane. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications, ma per ottenere una nuova terapia sperimentabile sull’uomo bisognerà attendere del tempo.

In ogni cellula è raccolto un codice che, proprio come la stringa di informazione di un software, è in grado di programmarne la vita e le reazioni. Vere e proprie istruzioni contenute in ogni cellula dell’organismo e che si attiva quando queste vanno incontro a mutazioni per via di un tumore. Il codice di autodistruzione trovato dai ricercatori fa parte di una proteina antica più di 800mila anni e che serviva a difendere l’organismo proprio dalle mutazioni cancerogene.

La proteina controlla la produzione della molecola di Rna, il braccio destro del Dna, e dei micro Rna, le piccole sequenze di geni che come registi regolano l’espressione di altri geni. Marcus Peter, coordinatore della ricerca, ha spiegato: “Adesso che conosciamo il codice, possiamo far scattare il meccanismo senza dovere più ricorrere alla chemioterapia e senza interferire con il genoma”.

D’altronde conoscere il codice significa poter controllare le armi anticancro, ossia i micro Rna che l’organismo utilizza normalmente per difendersi e attivarle per aggredire le cellule malate, come spiegato da Peter: “Possiamo utilizzare i micro Rna direttamente e schiacciare l’interruttore che innesca l’autodistruzione”.

La scoperta apre a una nuova strategia nelle terapie antitumorali che offre anche il vantaggio di non avere effetti collaterali tanto numerosi quanto nella chemioterapia, che alterando il genoma delle cellule rischia di provocare tumori secondari. Peter ha spiegato che il nuovo obiettivo non è trovare un nuovo farmaco o una nuova sostanza artificiale e tossica per il tumore, ma sfruttare il codice delle stesse cellule e la loro natura per portare all’autodistruzione delle sole cellule malate.

 Fabrizio D’Adda di Fagagna, ricercatore dell’Istituto Firc di Oncologia Molecolare (Ifom) e dell’ Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle Ricerche (Igm-Cnr) di Pavia, ha commentato all’Ansa: “Sono nuovi approcci e tutti in fase iniziale, ma sempre più si sta prendendo in considerazione che i farmaci sono sempre di più ma frammenti di molecole, come Rna o Dna, che hanno un impatto diretto su funzioni importanti della cellula”.

E ha aggiunto: “I micro Rna colpiscono geni essenziali alla sopravvivenza cellule tumorali – ha osservato d’Adda di Fagagna – e potremmo utilizzarli direttamente come arma contro il cancro. In questo scenario, è interessante l’approccio di ricerca della Northwestern University”. I tempi perché questi nuovi farmaci escano dalla fase sperimentale e diventino disponibili sono comunque “molto lunghi”, in media di 15 anni quando si tratta di affrontare tutti i passaggi necessari per trovare le sostanze capaci di bloccare un particolare gene o una proteina. Nel caso del micro Rna che fa scattare il suicidio delle cellule, i tempi potrebbero essere più contratti in quanto il bersaglio è già noto.