Salute

Tumori, nuovi farmaci e più costosi: spesa inutile per Snn? No, investimento

Tumori, farmaci innovativi e costosi? No rischio, ma occasione per la sanità

Tumori, farmaci innovativi e costosi? No rischio, ma occasione per la sanità

ROMA – Sei farmaci su 10 tra i più costosi diffusi negli ospedali servono a trattare tumori, spiegano i dati Osmed 2013. Nonostante i farmaci oncologici siano tra i più costosi, soprattutto quelli di nuova generazione, non rappresenterebbero un rischio per le casse della sanità pubblica. La spesa per il Sistema sanitario nazionale infatti negli ultimi 5 anni è rimasta sostanzialmente invariata, questo perché i nuovi farmaci sono più potenti e selettivi e garantiscono un maggiore tasso di sopravvivenza nei pazienti e l’aumento dell’aspettativa di vita.

Lorenzo Mantovani, docente di Farmaco-economia dell’Università Federico II di Napoli, ha spiegato:

“Ci sono delle novità in arrivo, ma bisogna anche notare che nel 2015-2016 molti farmaci oncologici perderanno il brevetto, e sarà quindi possibile sostituirli con biosimilari. Questo, insieme alla possibilità sempre crescente di capire esattamente a quali pazienti somministrare le terapie innovative, permetterà di recuperare risorse”.

Christopher Thompson, Direttore della Business Unit Oncology di Astellas Europe, ha sottolineato la necessità di investire nelle nuove cure e di creare un contesto di valutazione europeo, fatto di confronto tra esperienze e modelli:

“Obiettivo di questo incontro è promuovere il confronto con decisori, esperti e specialisti in Oncologia nel contesto dei singoli Paesi europei, per favorire l’accesso sicuro ai trattamenti oncologici innovativi. Ogni Paese ha la sua metodologia di valutazione, ma occorre costruire una visione il più possibile globale del contesto europeo, per mettere a frutto le esperienze e i modelli in grado di accelerare l’introduzione delle terapie innovative e d’eccellenza”.

I dati dell’Istat raccolti tra il 1992 e il 2011 hanno evidenziato un calo della mortalità legata ai tumori, con conseguente allungamento dell’aspettativa di vita di 1,2 anni in media per gli uomini e di 0,6 anni per le donne. Dati che comportano risparmi per le casse del Ssn, se si tiene conto, come spiega Mantovani, che ogni euro investito nella ricerca frutta il triplo in termini di Pil:

Tra l’altro, il settore della produzione di tecnologie della salute costituisce un fattore di stabilizzazione, in quanto è anti-ciclico: gli investimenti in salute sono gli ultimi che si abbandonano, subito prima di quelli in cibo, perciò risentono meno delle fasi sfavorevoli dei cicli economici”.

Inoltre, spiega Thompson, bisogna guardare non solo al costo iniziale, ma al reale beneficio che il farmaco costituisce per il paziente:

“E’ necessario guardare al costo totale del trattamento di una malattia e non solo a quello legato all’acquisizione del farmaco, per poi compararlo all’incremento di benessere del paziente e, con lui, del suo contesto sociale. Il punto non è solo l’equazione costi-efficacia, ma anche il valore nel tempo: bisogna infatti considerare i benefici di un farmaco in tutto il suo arco di vita, poiché il suo impatto clinico può durare per generazioni”. 

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