Tumori, ictus, infarti…ai tempi del Covid si rischia di morire di più

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Ottobre 2020 9:51 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2020 9:51
La lattoferrina può combattere il Covid, la ricercatrice: "Mangia il ferro di cui si nutre il virus"

La lattoferrina può combattere il Covid, la ricercatrice: “Mangia il ferro di cui si nutre il virus” (foto Ansa)

Negli ospedali italiani si pensa solo al Coronavirus, e le altre patologie? Si rischia di morire di più per tumori, ictus e infarti.

La battaglia contro il Covid fa passare in secondo piano le altre patologie, in Italia si rischiano più morti per tumori, ictus e infarti. I medici denunciano lo stato di emergenza per i pazienti “non Covid”.

In molti ospedali i reparti hanno devoluto (integralmente o parzialmente) posti letto ai pazienti di Coronavirus. Idem per le sale operatorie. Il rischio, ora, è che aumentino i decessi per gli “altri” malati, quelli che sviluppano patologie ugualmente letali.

Posti letto per malati Covid: a rischio pazienti coi tumori

Forte calo degli screening, delle terapie e dei follow-up. E’ la preoccupante tendenza emersa nei reparti di oncologia, alle prese con una vera e propria “emergenza nell’emergenza” pandemia. L’allarme, contenuto in dati pubblicati recentemente, viene rilanciato dal Cipomo (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri), che chiede alle istituzioni una nuova strategia per aiutare i pazienti malati di tumore, alle prese con possibili effetti negativi causati dal virus Sars-Cov-2.

Più cure preventive a domicilio e meno ospedalizzazioni per i pazienti con infezione da Covid-19. Ma anche la conservazione di un adeguato numero di posti letto medici e chirurgici per i pazienti oncologici che ne avranno bisogno. Inoltre istituire percorsi protetti da dedicare loro per evitare qualsiasi rischio di contagio in ospedale. Queste le principali richieste del Cipomo, che sottolinea anche la necessità di mantenere le attività di screening delle neoplasie per non trovarsi di fronte nel prossimo futuro a pazienti con neoplasie avanzate e più difficilmente curabili.

“Vogliamo rendere noto quanto stiamo vivendo nei nostri ospedali – spiega il Dott. Livio Blasi, Presidente Cipomo – cercando di far capire l’importanza di mantenere lo stesso livello di assistenza oncologica che abbiamo sempre garantito ai nostri pazienti. La diagnosi precoce e le cure oncologiche sono le uniche armi che abbiamo a disposizione per sconfiggere questo male; rallentarle inciderebbe negativamente sul successo delle nostre terapie, con gravi ripercussioni sui nostri malati”.

Allarme ictus e infarti

La pandemia da coronavirus ha avuto un impatto su tutte le patologie e in particolare quelle “tempo-dipendenti” come ictus e infarto del miocardio, in cui il fattore tempo fa la differenza tra la vita e la morte. Per paura di contrarre il Covid-19, molti pazienti non si sono recati tempestivamente al Pronto Soccorso.

Secondo i dati diffusi dalla Siems – Società Italiana Emergenza Sanitaria – nella sola città di Roma nel periodo marzo-aprile 2020 si sono registrati 305 interventi di soccorso per ictus, contro i 358 dell’anno precedente. A lanciare l’allarme, in occasione della giornata mondiale dell’ictus il 29 ottobre, sono gli esperti del Campus Bio Medico. Che invitano in caso di sintomi ad agire presto per evitare danni permanenti, ricordando che in Pronto Soccorso i percorsi sono separati tra pazienti Covid e non.

Il fattore tempo decisivo

“Nell’ictus – evidenzia il direttore UOC Neurologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Vincenzo Di Lazzaro – l’intervallo di tempo dalla comparsa dei sintomi entro il quale è possibile effettuare gli interventi terapeutici efficaci, la somministrazione di farmaci o l’esecuzione di procedure per il ripristino dell’afflusso di sangue nelle aree ischemiche è molto limitato, per cui se i pazienti arrivano in ritardo in pronto soccorso si può arrivare a conseguenze disastrose. In generale l’ictus allarma meno di altre patologie perché non provoca dolore. Se non si riesce a muovere un braccio, si può pensare di aver dormito in posizione sbagliata e sentirlo bloccato, ma nel caso dell’ischemia cerebrale non c’è tempo da perdere”.

Andare in un pronto soccorso ‘specializzato’ dal quale accedere a più specialisti come quello da poco avviato al Campus Bio-Medico, è essenziale. Secondo l’Osservatorio Ictus Italia (dati dicembre 2018), questa malattia rappresenta la prima causa di invalidità nei paesi industrializzati, la seconda di demenza e la terza di mortalità. Nel nostro Paese si registrano almeno 100mila nuovi ricoveri l’anno e circa un terzo delle persone colpite non sopravvive a un anno, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Attualmente, quasi un milione di persone vive con le conseguenze invalidanti di un ictus. (Fonte Ansa)