Tumori, tecnica Crispr per modificare il Dna delle cellule funziona su 3 pazienti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Novembre 2019 15:36 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2019 15:36
Tumori, Dna delle cellule modificato con la tecnica Crispr: risultati positivi su tre pazienti

Foto archivio ANSA

ROMA – Modificare il Dna delle cellule del sistema immunitario del paziente per renderle più aggressive contro i tumori. Questo l’approccio che i ricercatori dell’università della Pennsylvania hanno tentato su 3 pazienti oncologici, due malati di mieloma multiplo e uno di sarcoma, utilizzando la tecnica Crispr che permette di tagliare e incollare il Dna e ricaricare il sistema immunitario contro il cancro.

I ricercatori dell’università della Pennsylvania presenteranno i loro risultati al prossimo meeting della American Society of Hematology. Gli scienziati hanno estratto le cellule T del sistema immunitario dei tre pazienti oncologici e le hanno sottoposte a due importanti modifiche del Dna.

La prima utilizzando la tecnica Crispr del taglia-incolla per “spegnere” tre geni nelle cellule T, rendendole più aggressive nel rispondere al tumore. La seconda invece per indirizzare tali cellule a un target preciso, cioè solo verso quelle tumorali, utilizzando però stavolta la tecnica tradizionale di modificazione del Dna.  

Una volta operate le modifiche, ai tre pazienti sono state quindi infuse 100 milioni di cellule geneticamente modificate e per sei mesi sono stati seguiti nel follow up della terapia. Edward Stadtmauer, uno degli autori dello studio, ha dichiarato: “La buona notizia è che i pazienti sono ancora vivi. Finora la migliore risposta che abbiamo visto è che le malattie si sono stabilizzate. Le cellule si stanno comportando come speriamo, e non abbiamo visto effetti collaterali significativi”.

Il primo esperimento è stato portato avanti su soli tre pazienti oncologici: due affetti da mieloma multiplo, un tumore del sangue, e uno affetto da sarcoma, tumore dei tessuti molli. In tutti e tre i casi, i risultati registrati dai ricercatori dell’università della Pennsylvania si sono rivelati incoraggianti, ma va ricordato che si tratta solo di una prima sperimentazione e che ulteriori trial clinici su campioni di pazienti sempre più ampi saranno necessari per valutare l’efficacia di questo innovativo e personalizzato approccio nella lotta al cancro. (Fonte ANSA)