Vaccini, 30mila bimbi sotto i 6 anni non ancora in regola

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 marzo 2018 15:49 | Ultimo aggiornamento: 9 marzo 2018 15:49
Vaccini, 30mila bimbi sotto i 6 anni non ancora in regola

Vaccini, 30mila bimbi sotto i 6 anni non ancora in regola

ROMA – Sono circa 30mila i bambini sotto i 6 anni che non sono in regola con la documentazione relativi ai vaccini. A dirlo è Carlo Signorelli, della Società italiana di Igiene, che spiega come si tratti di una stima ancora non definitiva. Inoltre, sottolinea Signorelli, non è possibile sapere quanti di questi bambini non saranno ammessi a scuola, dato che ogni Regione adotterà il provvedimento in modo diverso.

Alla vigilia della scadenza del termine del 10 marzo per la presentazione dei certificati vaccinali necessari per evitare l’esclusione da nidi e materne, Signorelli ha spiegato:

“Al momento numeri certi non ce ne sono, l’unica base di partenza sono i 120mila in arretrato nelle coorti 2011-2015 calcolati dal ministero della Salute quando è stata approvata la legge. Di questi circa un terzo era già stato recuperato a ottobre 2017, e si può stimare che ancora circa 30mila non siano in regola. Difficilmente però non verranno riammessi a scuola, ci sono Regioni che hanno una proroga perché hanno l’anagrafe vaccinale, altre che danno un appuntamento d’ufficio quando mandano la lettera di richiamo ai genitori. Come minimo ci dovrebbe essere un ultimo colloquio con la Asl prima di arrivare all’esclusione. I conti si potranno fare solo a giugno”.

La stima è almeno nell’ordine di grandezza confermata dai alcuni dati provvisori forniti dalle Regioni, secondo cui ad esempio in Piemonte sono circa 1200 i bimbi a rischio, mentre in Veneto ai primi di febbraio erano 8800. I primi dati sugli effetti della legge sono comunque positivi, aggiunge Signorelli:

“La sensazione è che ci sia stato un bel recupero, l’obbligo ha agito sia sui genitori esitanti sia sulle strutture, che si sono trovate per effetto della legge sull’obbligo e del nuovo piano vaccinale a dover fare il doppio delle vaccinazioni rispetto al passato. I disservizi che si sono riscontrati sono stati minimi rispetto al carico a cui sono stati chiamati i centri vaccinali, che in quasi tutti i casi sono riusciti a far fronte alla domanda pur non avendo risorse aggiuntive”.

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