Vaccini anti Covid saranno come quelli anti influenza: ripetuti e a copertura non totale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Ottobre 2020 10:25 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2020 10:25
Vaccini anti Covid saranno come quelli anti influenza: ripetuti e a copertura non totale. DI qualunque provenienza siano

Vaccini anti Covid saranno come quelli anti influenza: ripetuti e a copertura non totale (Foto d’archivio Ansa)

Vaccini anti Covid, vaccini al plurale perché saranno più d’uno. E non solo perché ci sarà il vaccino cinese, il russo, l’americano, l’europeo…

Saranno vaccini al plurale perché non ne basterà uno e una volta per tutta la vita e saranno diversi tra loro, probabilmente mirati e tarati per differenti fasce d’età e condizioni e parametri epidemici.

NON L’INDOVINA, NON IL SOCIAL…CE LO DICONO IMMUNITA’ E ANTICORPI

Che di questa natura saranno i vaccini anti Covid non ce lo dice l’indovina, il mago, il movimento degli astri. E neanche il dibattito social, informatissimo di ogni ignoranza. Che i vaccini anti Covid saranno così ce lo dicono i dati, i fatti su immunità e anticorpi relativi a Covid 19.

Non sapevamo quanto durasse l’immunità dopo aver contratto Covid 19. Purtroppo cominciamo a saperlo: dura relativamente poco. Difficile definire (a solo sette/otto mesi di studio clinico del coronavirus) la dimensione di quel poco. Ma certo non tutta la vita e neanche dieci anni. Dunque i vaccini anti Covid non potranno essere come quello anti vaiolo o anti febbre gialla ad esempio (il primo immunizza per la vita, il secondo richiede un richiamo decennale).

COVID PUO’ RICONTAGIARE, IMMUNITA’ DI GREGGE VUOL DIRE EPIDEMIE RIPETUTE

Coronavirus può ricontagiare, Covid 19 si può prendere anche due volte. Non sappiamo quanto frequente possa essere la ricaduta ma purtroppo ora sappiamo che può accadere e accade. Quindi l’idea di arrivare per via di contagio crescente ad una immunità detta di gregge perché 70/80 per cento popolazione è entrata in contatto con virus e ha sviluppato anticorpi che danno immunità (non sbagliata in teoria) frana sulle sue fondamenta.

Data la possibilità di ricontagiarsi e riammalarsi nel tempo che occorre perché ad esempio il secondo quarto della popolazione (quello dal 25 al 50 per cento) si contagi e si immunizzi, una parte del 25 per cento della popolazione già toccata dal virus si è già per così dire desimmunizzata, ha perso la sua immunità acquisita. E l’ha persa perché transitoria. E così a ruota mentre una parte della popolazione incontra il virus, altra parte va nelle condizioni di reincontrarlo. L’immunità di gregge diventa fisicamente irraggiungibile, è Achille che corre dietro alla tartaruga e non la raggiunge mai per chi non ha di queste reminescenze liceali l’immunità di gregge diciamo è come l’orizzonte che quando vai a raggiungerlo si è sempre spostato più in là).

Lo hanno verificato e certificato ottanta dei migliori medici scienziati sul pianeta. Sul terreno della malattia e sul piano clinico si aggiunge poi l’informazione, assolutamente coerente purtroppo, secondo cui gli anticorpi specifici proteggono sì ma a tempo determinato. Quanto tempo? Ordine temporale di mesi, non di anni.

VACCINI ANTI COVID COME QUELLI ANTI INFLUENZA

Quindi i vaccini anti Covid dovranno fare i conti con la natura specifica del coronavirus e quindi ancora sui meccanismi specifici e sulle specifiche di immunità e anticorpi. Ne risulteranno con tutta probabilità vaccini efficaci sì ma che dovranno essere ripetuti a scadenza temporale da definire. Qualcosa di simile al vaccino anti influenza che va ripetuto ogni anno.

E con tutta probabilità date le caratteristiche del virus e dell’infezione, come accade per i vaccini anti influenza (in fondo i virus respiratori hanno caratteristiche comuni) la copertura non sarà totale. Non al cento per cento ma, come accade oggi per il vaccino anti influenza, una copertura al 70/80 per cento.

Una copertura massiccia, una mano santa per fermare e combattere la pandemia. Ma non una copertura totale e a tempo indeterminato.  Questo dice la scienza, questo dice la pratica clinica, questo dice la medicina sul campo e nei laboratori. Almeno finora perché, per i molti che lo ignorano o lo dimenticano, la scienza non parla una volta per tutte e ci stampa un libro sacro e immutabile delle verità. La scienza è scienza proprio perché studia il reale, sperimenta, osserva, misura, verifica quindi sa evolvere e cambiare, perfino se stessa. La scienza non ha dogmi e neanche assunti non negoziabili. E’ la sua suprema virtù e purtroppo non manca chi lo considera un suo vizio.