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Vaccini, non lockdown: l’errore di Speranza, la stolida lentezza di Arcuri

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 16 Febbraio 2021 9:53 | Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio 2021 9:53
Vaccini, non lockdown: l'errore di Speranza, la stolida lentezza di Arcuri

Vaccini, non lockdown: l’errore di Speranza, la stolida lentezza di Arcuri (Foto Ansa)

Vaccini, non lockdown. Servono vaccini e in fretta, questo è sicuro. Per un altro lockdown non ce ne sono le condizioni sociali, verrebbe giù da solo se decretato, anche questo è nei fatti. 

Vaccini, non Lockdown… Verrebbe travolto

Non sono più isolatissime eccezioni i ristoranti che aprono nonostante siano in zona arancione o che restano aperti in forme e orari non consentiti anche in zona gialla. Dalla parte della ragione sono passate le ragioni del torto di impianti di sci che hanno aperto comunque. Ovunque piccoli tratti di anarchia crescono e il ribellismo di segmenti sta diventando umore praticabile e praticato di categoria.

Soprattutto il cambio di paradigma nella testa della gente: fino a qualche tempo fa a ristorante non si andava per prudenza, anche se ristorante era aperto. Ora la gente affolla i ristoranti, anche quando aperti fuori regola. Con i piedi, quotidianamente muovendosi la gente vota No ad un nuovo lockdown in una sorta di referendum comportamentale. Quindi un nuovo lockdown verrebbe travolto dai comportamenti di massa.

Nuovo lockdown giustificato, anzi necessario per motivi sanitari?

La risposta, la scientifica risposta è: forse. La scienza, se è scienza e non coltivazione del consenso e dell’opportunità, non sa, non può dire con certezza dimostrata e dimostrabile che un nuovo lockdown sia o non necessario per contenere la pandemia. Forse sì, non fosse altro perché il numero giornaliero dei contagi non cala neanche un po’.

Forse sì, perché le cosiddette varianti lasciano intravedere un virus che si adatta e sottoposto a pressione selettiva (noi in mascherina, distanziati e a mani lavate gli rendiamo più difficile la vita) sviluppa mutazioni che lo rendono più contagioso. Forse sì perché, anche se ci siamo assuefatti, l’epidemia nel nostro paese viaggia sostanzialmente incontrollata (da mesi nessun tracciamento).

O forse no, perché la situazione è pesante ma siamo in inverno pieno e altri due mesi e per la sindrome respiratoria da coronavirus comincerà il calo stagionale. Forse no, perché lockdown appiattisce situazioni diversissime tra loro anche dal punto di vista epidemiologico. Un lockdown preventivo? Andava fatto a dicembre o forse anche prima se voleva essere preventivo. Ora sarebbe tardivo, contestato e con tutta probabilità non osservato.

L’errore di Speranza sullo sci

Errore politico, errore di madornale debolezza politica. Non occorrevano grandi analisi dei dati e della situazione per vedere già da molte settimane che impianti di sci per questa stagione, tutta questa stagione, era molto, troppo pericoloso riaprirli al pubblico. Non si è avuto il coraggio di dirlo fin dall’inizio. Si è preferito rimandare, fissare date di apertura per debolezza, la debolezza del non saper sostenere pressioni del settore.

E così si è finito per blandire e poi illudere e poi danneggiare ulteriormente chi lavora e vive di montagna e sci. Scoprire all’ultima mezza giornata prima della riapertura fissata che aprire non si poteva è stata la conseguenza pessima di un flebile agire politico, un caso di medico pietoso che fa la piaga purulenta.

Vaccini, troppo lenti

Vaccini vanno troppo lenti. E fuori fuoco è l’affermazione spesso sentita per cui si va alla massima velocità consentita dalle forniture e dalla nostra capacità organizzativa. Di questo passo l’estate 2021 non vedrà già vaccinata la quota di popolazione indispensabile ad una totale apertura delle attività tutte in autunno. Di questo passo la vaccinazione di massa in Italia scavalla il 2021 e arriva a completamento nel 2022.

Il che vuol dire altro inverno di altra pandemia. Magari su scala ridotta, ma di pandemia. Occorre, serve, è indispensabile, è la prima cosa da fare il vaccinare più in fretta. Il che vuol dire vaccinare dai medici di famiglia, nelle farmacie, magari nei cinema e nei teatri e nelle piazze nei week-end. Il passo cadenzato tra Arcuri commissario a tutto, le Regioni gelose e malmostose di tutto è un passo cucito col filo della buona volontà e buona sorte nell’organizzare la vaccinazione che deve essere.

Il passo di Arcuri è finora un passo a misura di vaccinazione di milioni, qualcuno, di persone. Serve un passo a misura di vaccinazione per decine di milioni di persone. Il governo che per comprensibili motivi ha tenuto al suo posto di ministro Speranza non può lasciare immutata e serena nel suo stolido passo la macchina decisionale e organizzativa vaccinale.