Vaccino contro Siv, l’Hiv delle scimmie: efficace per 9 macachi su 16

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2013 14:35 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2013 14:35
Vaccino contro Siv, l'Hiv delle scimmie: efficace per 9 macachi su 16

Il virus dell’Hiv (Foto LaPresse)

ROMA – Un vaccino contro il virus Siv, l‘Hiv delle scimmie, è risultato efficace per eradicare l’infezione in 9 macachi su 16. Questo il risultato di uno studio condotto da Louis Picker dell’Oregon Health and Science University e pubblicato sulla rivista Nature. Nonostante il virus Siv, simian immunodeficienzy virus, sia simile al virus Hiv umano, lo sviluppo di un vaccino contro l’Aids non è ancora vicino.

I ricercatori guidati da Picker hanno messo a punto un vaccino in grado di indurre la risposta immunitaria delle scimmie, che una volta infettate dal Siv sono riuscite in 9 casi su 16 a debellare il virus dall’organismo. Il vaccino si basa sul cytomeglovirus, Cmv, che appartiene alla famiglia dell’herpes, spiega Laura Cuppini sul Corriere della Sera:

“Gli scienziati hanno usato il potere infettivo di CMV per diffondere il vaccino nell’organismo. Ma invece di causare la malattia, il virus è stato modificato in modo da stimolare il sistema immunitario a combattere le molecole di SIV. «Mantiene una forza armata, che pattuglia tutti i tessuti del corpo, a tempo indeterminato», spiega Picker”.

A un anno e mezzo e tre anni dall’infezione le scimmie trattate con il vaccino risultano ancora libere dall’infezione da Siv, nonostante la forma del virus usata dai ricercatori sia una delle più aggressive e più letali, tanto da uccidere le scimmie infette in appena due anni.

Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, spiega però che “siamo ancora molto lontani da un vaccino per l’uomo”, scrive la Cuppini:

“«Il risultato è interessante ma siamo ancora molto lontani dal poter dire di avere un vaccino contro l’Hiv. Lo studio dimostra una parziale efficacia, circa del 50%, nella sperimentazione su animali. Passare dall’animale all’uomo comporta sempre qualche problema aggiuntivo e inoltre il virus Hiv ha una grande capacità di mutare. Un fattore, quest’ultimo, che comporta grandi problemi nell’applicazione pratica»”.

Lo studio è sicuramente positivo, spiega Rezza, ma al momento non fornisce nuove speranze per un vaccino per l’Hiv umano:

“«Quest’ultimo studio, su modello animale, parte svantaggiato a causa dell’efficacia limitata (9 animali su 16) e dovrebbe superare le tre fasi cliniche sull’uomo. Detto questo, se nell’uomo dovesse mantenere l’efficacia al 50%, potrebbe avere un senso introdurlo in massa in Paesi ad alta incidenza di Hiv, penso ad alcuni Paesi africani, per ridurre la quantità dei contagi. Ovviamente, avendo efficacia parziale, dovrebbe comunque essere associato alla normale prevenzione, in particolare all’uso del preservativo»”.

Trovare un vaccino per l’Aids è infatti molto complicato. Il virus Hiv ha alte capacità di mutazione e l’unica terapia che garantisce la convivenza con l’infezione è la Haart, la terapia con antiretrovirali, spiega infine Rezza:

“«Su Aids e Hiv, a livello di ricerca farmacologica, è stato fatto l’impossibile. Se ci fosse lo stesso sforzo su tumori e antibiotici avremmo risolto molti dei nostri problemi. Ma la terapia combinata consiste nel prendere pillole tutti i giorni, e a vita – conclude Rezza -, pillole che danno anche degli effetti collaterali. Con la terapia la qualità della vita del malato migliora decisamente, ma finora non è stato trovato il modo di eradicare il virus da un organismo. Questo è l’obiettivo finale, ma è ancora molto distante da noi»”.