Un vaccino a “mosaico” contro l’Hiv: test clinico al via su 2300 persone

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 8 luglio 2018 11:20 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018 12:20
HIv, un vaccino a mosaico per l'uomo: buona risposta immunitaria

Un vaccino a “mosaico” contro l’Hiv: test clinico al via su 2300 persone

ROMA – Trovare un vaccino per il virus Hiv rappresenta una difficilissima sfida. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Il virus infatti è altamente mutevole, ma ora un promettente studio dei ricercatori della Harvard Medical School ha registrato dei progressi. Il vaccino a “mosaico” messo a punto dai ricercatori sembra aver stimolato una riposta immunitaria contro l’Hiv e ora un test clinico su 2300 persone permetterà di valutarne l’efficacia.

I risultati dello studio pubblicati sulla rivista Lancet mostrano che il vaccino, ottenuto dal “mosaico” realizzato da frammenti di diversi ceppi del virus provenienti da tutto il mondo, ha portato ad una buona protezione dal virus per le scimmie e ha suscitato una buona risposta immunitaria nell’uomo.

I ricercatori hanno cercato di ottenere un vaccino che fosse il più “universale” possibile, proprio combinando i diversi ceppi del virus e lo hanno testato su circa 400 persone da 12 centri in Usa, sud ed est Africa e Thailandia a diversi dosaggi. Il vaccino si è mostrato sicuro, senza effetti collaterali rilevanti, e a tutti i dosaggi ha mostrato la capacità di stimolare una risposta immunitaria forte. Contemporaneamente a quello sull’uomo i ricercatori hanno condotto un test su alcune scimmie esposte all’equivalente dell’Hiv, con gli esemplari vaccinati che hanno mostrato un minor rischio di infezione del 64%.

Dati i promettenti risultati, per il vaccino inizierà un trial clinico: verrà testato su 2300 persone in diversi paesi dell’Africa subsahariana, ad alto rischio di contagio, per verificare l’efficacia, una fase della sperimentazione che finora hanno raggiunto solo in cinque compreso questo. Finora solo in un caso, una formulazione testata in Thailandia messa a punto da ricercatori del Nih statunitense, si è avuto un abbassamento del rischio poco superiore al 30%, giudicato però troppo basso.

“Questo studio rappresenta una tappa importante, anche se i risultati vanno interpretati con cautela – afferma Dan Barouch, l’autore principale -. Le difficoltà nello sviluppo di un vaccino per l’Hiv sono enormi, e l’abilità di indurre una risposta immunitaria specifica non indica necessariamente che c’è una protezione dall’infezione”.

Al momento nel mondo quasi 37 milioni di persone vivono con l’Hiv o con l’Aids, con 1,8 milioni di nuovi casi l’anno.
“Nonostante i progressi nei trattamenti e nella profilassi – scrivono in un editoriale di accompagnamento George Pavlakis e Barbara Felber del National Cancer Institute statunitense – lo sviluppo di un vaccino rimane urgente”.