Virus Dengue, nuova allerta: possibile trasmissione anche per via sessuale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 maggio 2018 14:27 | Ultimo aggiornamento: 5 maggio 2018 14:27
Virus Dengue, trasmissione anche per via sessuale

Virus Dengue, nuova allerta: possibile trasmissione anche per via sessuale (Foto archivio Ansa)

ROMA – Il virus Dengue non si trasmette solo attraverso la puntura di zanzare e il contatto con sangue infetto, ma anche per via sessuale. Questa la scoperta dei ricercatori dell?istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, che ha trovato tracce del virus anche nel liquido seminale di un paziente italiano guarito da una recente infezione e appena rientrato da un viaggio in Thailandia.

Lo studio è pubblicato su Eurosurveillance e dimostra per la prima volta la presenza del virus nel liquido seminale di un uomo guarito da una recente infezione da Dengue. I ricercatori hanno dimostrato che il virus persiste in attiva replicazione nel liquido seminale ed in particolare nella sua frazione cellulare fino a 37 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.

I test sono stati eseguiti presso il laboratorio di virologia dell’Istituto mediante tecniche di biologia molecolare su un uomo di 50 anni che nel gennaio 2018 è tornato dalla Thailandia in Italia dopo 9 giorni dalla diagnosi di infezione da virus Dengue. I sintomi che avevano allarmato il paziente erano di stato febbrile associato ad astenia e artralgia per 8 giorni.

Il virus Dengue è normalmente trasmesso dalle zanzare del genere Aedes e ad oggi, precisa l’Istituto, “non è stata mai dimostrata la trasmissione sessuale dell’infezione”. Tuttavia, nel 2016 un altro virus della stessa famiglia, il virus Zika, ha ha dimostrato capacità di trasmissione per via sessuale oltre che attraverso la puntura della zanzara. I risultati di questo studio confermano dunque che il virus Dengue può persistere e replicare nel liquido seminale, “evidenziando implicazioni per una potenziale trasmissione sessuale e per le eventuali misure di sorveglianza da adottare in paesi, quali l’Italia, in cui l’infezione non è endemica”.

Altri studi, rilevano i ricercatori, saranno necessari per approfondire questo scenario, considerando che in Europa nel 2016 sono stati confermati circa 2600 casi di febbre da virus Dengue in viaggiatori di ritorno da paesi ad alto tasso di trasmissione dell’infezione.

“L’Inmi Spallanzani è impegnato a studiare patogenesi, virologia ed epidemiologia dei virus emergenti come il Chikungunya, il Dengue ed il virus Zika, oltre che nella cura delle persone colpite. Ci sforziamo di comprendere per quanto tempo i pazienti rimangono positivi al virus dopo il loro recupero e quali potrebbero essere le conseguenti implicazioni sulla salute pubblica – sottolinea Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico dell’Istituto -. Va inoltre sottolineato il contributo che i pazienti garantiscono ai nostri studi aiutandoci ad approfondire per quanto tempo il virus può persistere nei fluidi biologici”.

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