La Febbre del Nilo ormai di casa nel nord Italia: il virus “sceglie” il Veneto

Pubblicato il 24 agosto 2012 15:17 | Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2012 15:18

Febbre del NiloROMA – Il virus della febbre del Nilo, la West Nile, è ormai di casa nel nord Italia. Dopo i casi registrati in Sardegna, nuovi ceppi virali sono stati registrati nel sangue di un donatore in Veneto. La regione e l’università di Padova hanno così avviato uno studio, scoprendo che il virus è diventato endemico nel Veneto. La trasmissione avviene attraverso le zanzare e gli uccelli, che migrando ne aiutano la diffusione nel paese. Il virus è letale soprattutto per gli anziani e per coloro che soffrono di patologie già gravi e non si diffonde tra essere umani, ma attraverso la puntura di zanzare infette.

La febbre del Nilo è un virus che proviene dal Nilo occidentale e che negli ultimi anni si è diffuso in Europa centrale, orientale e nei paesi mediterranei. Il primo caso in Italia è stato registrato sul delta del Po nel 2008. I focolai ed i nuovi ceppi si sono poi diffusi anche in Emilia Romagna ed in Friuli Venezia Giulia, fino ad arrivare in Sardegna e nelle Marche, trasportato da uccelli migratori come i fenicotteri e dalle zanzare.

Il ceppo virale identificato nel sangue donatore veneto nel 2012 è lo stesso di quello rilevato l’anno scorso in un altro donatore di sangue, che risiede nella stessa area, vicino il fiume Livenza. Giorgio Palù, uno degli autori dello studio veneto, ha spiegato: “Il virus è riuscito a svernare nelle aree umide vicino il fiume, dove probabilmente ha stabilito il suo ciclo endemico”.

Data la crescente diffusione è stato avviato un periodo di sorveglianza sui casi di positività nell’uomo per evitarne l’ulteriore diffusione. I tessuti, gli organi ed il sangue donati vengono testati per la presenza del virus dal 15 luglio al 30 novembre, tenendo conti dei periodi di diffusione e contagio. Lo studio dei ricercatori del Veneto ha però scoperto donatori positivi alla febbre del Nilo già a partire dal 15 luglio, mentre normalmente il picco dei casi veniva registrato a settembre. Un episodio inaspettato dai ricercatori, che ora temono una elevata diffusione e annunciano: “Vi sarà un aumento dell’attività del virus e sarà necessaria una sorveglianza più stretta”.