Acqua liquida sull’asteroide: un mare sotto Cerere, il più grande dei nano-pianeti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Agosto 2020 14:31 | Ultimo aggiornamento: 11 Agosto 2020 14:31
Acqua salata sul pianeta nano Cerere

Acqua salata sul più grande degli asteroidi (nella foto Ansa il cratere Occator)

Un vasto serbatoio di acqua salata allo stato liquido si nasconde sotto la superficie del più grande e celebre abitante della fascia di asteroidi.

Il pianeta nano Cerere ospita acqua liquida, è la grande scoperta che si deduce dai della sonda Dawn della Nasa.

Acqua liquida salata, segno di un antico oceano sotterraneo

Li ha raccolti nella seconda fase della missione (tra giugno e ottobre 2018) a soli 35 chilometri di distanza dalla superficie del cratere Occator.

I risultati delle analisi sono pubblicati sulle riviste Nature Astronomy, Nature Geoscience e Nature Communications in una serie di sette articoli.

Di cui uno guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi).

Lo spettrometro italiano Vir

Lo studio ha sfruttato lo spettrometro italiano Vir (promosso e finanziato dall’Asi e realizzato da Leonardo sotto la guida scientifica dell’Inaf).

Lo spettrometro studia i minerali che compongono le macchie brillanti sulla superficie del cratere Occator, considerate prove tangibili di un antico oceano globale sotto la superficie di Cerere.

Sulla sommità di Cerealia Facula (una recente e brillante struttura geologica al centro del cratere) è stata rilevata una miscela di diversi minerali che si formano in presenza di acqua liquida.

In particolare il cloruro di sodio idrato, il comune sale con intorno numerose molecole di acqua.

“Il cloruro di sodio idrato non è stabile alle condizioni della superficie di Cerere e perde rapidamente la parte idrata”, spiega la prima autrice dello studio, Maria Cristina De Sanctis dell’Inaf.

“Il fatto di osservare oggi il sale idrato implica che il fluido contenente il sale è arrivato in superficie molto di recente. O sta attualmente risalendo esponendosi sulla superficie”.

De Sanctis e il collega Federico Tosi dell’Inaf di Roma hanno contribuito anche a un secondo studio che ha mappato il cratere scoprendo un mantello fatto di un materiale simile al fang.

Ma, ancora, ricco di ‘sale’, diffuso in depressioni e tumuli luminosi che indicano un processo di degassamento di sostanze volatili sul pianeta nano. (fonte Ansa)