Antenne per i cellulari, nei topi causano tumori delle cellule nervose

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 marzo 2018 17:12 | Ultimo aggiornamento: 22 marzo 2018 17:12
Ripetitori cellulari

Ripetitori per i cellulari, nei topi causano tumori delle cellule nervose

BOLOGNA – Aumenti statisticamente rilevanti di tumori nei ratti anche dopo l’esposizione a radiazioni delle antenne di telefonia mobile entro le soglie ritenute sicure.

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E’ l’esito della ricerca realizzata dal bolognese Istituto Ramazzini, che ha studiato l’esposizione dei roditori a radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (Usa), che ha riscontrato le stesse forme di tumore.

I ricercatori dell’Istituto hanno riscontrato aumenti statisticamente significativi – l’1,4% rispetto al gruppo di controllo – nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m.

Inoltre, gli studiosi hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’Ntp: l’iperplasia delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata.

Nello studio del Ramazzini – finanziato dai soci dell’Istituto, da Arpa, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Carisbo, Inail, Protezione Elaborazioni Industriali (Pei), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Children With Cancer (Uk), Environmental Health Trust (Usa) – 2.448 ratti Sprague-Dawley sono stati esposti a radiazioni Gsm da 1,8 Ghz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale (cioè durante la gravidanza delle loro madri) fino alla morte spontanea.

Lo studio comprende dosi ambientali (cioè simili a quelle che ritroviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro) di 5, 25 e 50 V/m: questi livelli sono stati studiati per mimare l’esposizione umana full-body generata da ripetitori, e sono molto più basse rispetto a quelle usate nello studio dell’Ntp americano. Tutti i livelli di esposizione usati nello studio bolognese sono inferiori al limite Fcc (la Commissione federale per le comunicazioni) per la massima esposizione concessa per la popolazione.

Il team di ricerca – guidato dalla direttrice dell’area ricerca dell’Istituto Ramazzini, Fiorella Belpoggi – ha appena pubblicato i risultati dello studio, il più grande mai realizzato su radiazioni a radiofrequenza (Rrf), intitolato ‘Resoconto dei risultati finali riguardanti i tumori del cervello e del cuore in ratti Sprague-Dawley esposti dalla vita prenatale alla morte spontanea a campi elettromagnetici a radiofrequenza, equivalenti alle emissioni ambientali di un ripetitore da 1.8 Ghz’.