Asteroide 2019 OK sfiora la Terra. “Un passaggio spettacolare e rarissimo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 Luglio 2019 17:20 | Ultimo aggiornamento: 26 Luglio 2019 17:20
asteroide

(Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Un asteroide ha sfiorato la Terra. Si tratta del secondo caso in pochi giorni dopo quello del mini asteroide di appena 30 centimetri esploso sul Canada il 25 luglio con un bagliore brillante come la Luna piena.

Chiamato 2019 OK, con un diametro compreso tra 57 e 130 metri, almeno quattro volte più grande dell’oggetto che il 15 febbraio 2013 ha incendiato i cieli della città russa di Chelyabinsk, è stato visto poche ore prima del suo passaggio. Ha salutato il nostro pianeta “a una distanza minima di poco meno di 80.000 chilometri, ma comunque di sicurezza per la Terra, quando in Italia erano le 3:22 del 25 luglio”, ha spiegato all’ANSA l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope Project.

L’asteroide è stato osservato per la prima volta dall’Osservatorio brasiliano Sonear. “Questo corpo celeste – ha spiegato Masi – era infatti comodamente visibile solo dall’emisfero australe e in pratica inaccessibile dall’Italia. Ma se fosse stato osservabile anche dal nostro Paese – ha proseguito l’astrofisico – sarebbe bastato anche un buon binocolo per vederlo. Si è trattato infatti di un passaggio spettacolare: è raro – ha detto – osservare la traiettoria di un asteroide così da vicino, a meno di 80.000 chilometri”.

Non è insolito accorgersi di questi bolidi cosmici solo poche ore prima che si affaccino sui nostri cieli. “Asteroidi di questa taglia, un centinaio di metri – ha precisato Masi – si possono osservare solo quando si avvicinano alla Terra. Da lontano, infatti, risultano troppo deboli e sfuggenti. Talvolta accade persino che il loro avvistamento avvenga solo dopo il loro passaggio, quando sono già in fase di allontanamento rispetto alla Terra. Per questo – ha concluso l’astrofisico – è importante infittire le maglie della nostra rete di sorveglianza e osservazione di questi corpi celesti. A darci una mano sarà lo sviluppo della tecnologia, che sta rendendo i nostri telescopi sempre più sensibili”. (Fonte: Ansa)