Berkeley, decifrato il "suono delle parole" nel cervello

Pubblicato il 31 gennaio 2012 12:42 | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2012 12:42

ROMA – Registrando le onde neurali, potremo origliare le parole che una persona ha nella mente ma non dice, insomma le parole solo pensate: infatti e' stata decodificata la nostra ''lingua interiore'', ovvero le onde cerebrali collegate a certe parole.

Lo studio e' stato condotto alla University of California, Berkeley da Robert Knight e pubblicato sulla rivista PLoS Biology. In pratica gli esperti hanno associato i suoni di un discorso vero alle onde cerebrali ingenerate nel cervello dell'uditore del discorso. Ogni parola e' stata associata a uno 'scroscio' preciso di onde cerebrali, cosi' che i ricercatori hanno acquisito la capacita' di predire quel che un uditore sente solo misurando le onde prodotte nel suo cervello all'ascolto.

Ci sono svariate prove che ascoltare il suono di una parola o immaginare quello stesso suono (pronunciando mentalmente la parola ma senza aprir bocca) sono azioni che attivano le medesime aree nel cervello, in particolare nel lobo temporale. Per cui e' chiaro che se riusciamo a decodificare l'informazione neurale di parole udite, abbiamo cosi' anche l'informazione neurale delle parole pensate.

Quindi ipoteticamente con un computer che legga le onde cerebrali di un paziente che non puo' parlare (malati di sclerosi o con traumi del midollo spinale) e un sintetizzatore vocale, si potrebbe tradurre in suoni (o anche solo in parole scritte) cio' che il paziente sta immaginando di dire o vuole dire.

5 x 1000

Gli esperti hanno registrato le onde neurali prodotte, in risposta all'ascolto di una conversazione di 10 minuti, nel cervello di pazienti epilettici volontari (sul loro cervello erano stati disposti elettrodi). Poi hanno accoppiato in modo certosino le singole parole a un certo pattern di onde neurali prodotte al loro ascolto. Cosi' hanno scritto la lingua cerebrale delle 'parole pensate'. Gli scienziati pensano che una parola udita produca nel cervello le stesse onde di una parola immaginata, quindi questo esperimento potrebbe un giorno dar voce a persone che per varie malattie non possono comunicare.