Cane e gatto in casa possono diventare amici: parola di etologo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 settembre 2013 17:58 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2013 17:58
Cane e gatto in casa possono diventare amici: parola di etologo (foto LaPresse)

Cane e gatto in casa possono diventare amici: parola di etologo (foto LaPresse)

ROMA – L’amicizia fra cane e gatto non solo non è impossibile, ma in casa è anche consigliata. Lo afferma sul Corriere della Sera Danilo Mainardi, uno dei più noti etologi in Europa.

Quella che fuori dall’ambiente domestico è una rivalità proverbiale (“come cane e gatto” è un modo di dire per indicare un’inimicizia irrevocabile) fra due predatori che si farebbero la guerra secondo leggi di natura (il più grande tenta di sopprimere il più piccolo), in uno stato di cattività – come è quello degli animali di casa – può diventare spesso un’amicizia.

Chi ha un cane e un gatto li vede spesso in conflitto fra loro: il cane insegue abbaiando, il gatto scappa. Secondo Mainardi è una “specie di sceneggiata che serve ad entrambi: il gatto si sfoga fuggendo e il cane esprime il suo istinto predatore”.

Il fatto è che tutti e due in casa vivono giornate prive di stimoli, quindi se li vanno a cercare provocandosi e inseguendosi con reciproca utilità. Nel caso dei cani, il sodalizio fra un esemplare grosso e uno piccolo ha dei precedenti e delle ragioni in natura. Spiega Mainardi:

“Voglio partire con una storia antica e molto istruttiva. I pastori d’Abruzzo avevano, e ancora hanno, quei bianchi lanosi cagnoni che ben conosciamo a far da sentinella alle greggi, pronti a scattare minacciando e, se era il caso, mordendo e lottando con uomini e lupi. Era una guardia estenuante e senza fine.
Per fortuna però l’uomo spesso affiancava a quei saggi ponderati guardiani un aiutante, direi quasi una sveglia esplosiva: un volpino locale, detto «pomacchio» o «pumetto», nomignoli nostrani derivanti da Pomerania, patria del suo più nobile parente, il volpino, appunto, di Pomerania. Si trattava d’un cagnolino tutto pepe: se messo a fianco di quei cagnoni era senz’altro lui a sentire ogni rumore, a percepire ogni parvenza d’allarme e a partire abbaiando. Una sveglia sempre carica che dava tranquillità a quei cani da pecora abruzzesi, che potevano così permettersi qualche rilassata dormitina, con accanto quel demonio che tutto sentiva.
La storia, come ho detto, è assai istruttiva. Quasi un elogio alla biodiversità delle attitudini canine: mettete insieme due personaggi diversi, uno piccolo sempre in allarme e uno grande che poi «mena» e il gioco è fatto. È così che il gruppo funziona, con vantaggio di tutti: i cagnoni, i cagnolini, le pecore e pure il pastore. Un esempio bellissimo, quasi didattico”.