Cannibalismo Galattico: così la Via Lattea ha ‘mangiato’ stelle e pianeti della galassia nana vicina

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 29 Novembre 2010 1:19 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 19:55

Via Lattea

Il fenomeno del ‘cannibalismo galattico’ non è nuovo agli astronomi, nei continui processi di espansione e contrazione di oggetti celesti dovuti alle forti forze gravitazionali spesso si osservano scontri tra galassie, o pianeti che vengono divorati dalla propria stella.

Quanto osservato questa volta dagli astronomi dell’Eso, l’European Space Observatory dotato di un telescopio di 2,2 metri posizionato sulle Ande cilene, ci riguarda molto da vicino: la nostra galassia, la Via Lattera, ha ‘finalmente’ catturato una corrente di stelle passante vicino a noi grazie alla sua imponente forza gravitazionale, e con essa ha inglobato una stella attorno a cui ruota un pianeta extrasolare.

Da tempo si aspettava l’inglobamento di tale corrente, originatasi da una galassia nana divorata dalla nostra tra i 6 e i 9 miliardi di anni fa, ma l’elemento più interessante della ricerca, pubblicata su Science, riguarda appunto la stella HIP 13044 ed il suo pianeta, che distano dalla Terra appena 2.200 anni luce e si trovano nella costellazione meridionale della Fornace.

La stella HIP 13044 è una gigante rossa, cioè una stella che sta concludendo il suo ciclo vitale e che terminato l’idrogeno da bruciare, principale combustibile stellare, sta bruciando tutto l’elio rimasto. Considerando che il Sole, cioè il nostro astro, è una gigante gialla che tra 5 miliardi di anni seguirà il destino del’oggetto da poco inglobato, un destino che coinciderà con una esplosione, per il cambio di combustibile, e quindi con la fine della vita sulla Terra, così come noi la conosciamo.

In compenso il pianeta orbitante attorno a HIP 13044 somiglia molto al nostro Giove, sia per dimensioni che per caratteristiche peculiari, e lo studio degli oggetti del cannibalismo galattico ci permetteranno non solo di osservare da ‘molto vicino’ un pianeta extrasolare, ma anche di osservare quale sarà il destino del nostro sistema solare.

Certo è che studiare le modalità del fenomeno in questo caso non ci aiuterà comunque ad evitare un destino già scritto, ma almeno tra miliardi di anni, quando la fine si avvicinerà, i nostri discendenti sapranno riconoscerla: una grande fame galattica, per una davvero magra consolazione.