Clima. Ghiacci, foreste ed oceani allo studio satelliti Nasa dal 2017 al 2020

Pubblicato il 4 agosto 2015 17:47 | Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2015 17:47
Un satellite della Nasa

Un satellite della Nasa

MILANO – Ghiacci, foreste e oceani: è su questi elementi della Terra che la Nasa si concentrerà, con i prossimi satelliti che lancerà da qui al 2020. Ne ha parlato Gerald Bawden, Program Scientist della Nasa, a margine di un incontro organizzato dal Padiglione degli Stati Uniti, ad Expo, dedicato a ‘Come la Nasa misura le risorse d’acqua dallo spazio’.

“La Nasa monitora da tempo l’acqua presente sulla Terra tra oceani, atmosfera, criosfera e litosfera – ha spiegato Bawden – misurare quanta acqua viene immagazzinata nei serbatoi della Terra e monitorare come si muove sia nei processi naturali che nelle attività umane è fondamentale per comprendere la disponibilità di questa risorsa preziosa. In particolare, gli oceani sono i migliori indicatori per capire se è in atto il cambiamento climatico”.

Nel gennaio 2015 la Nasa ha lanciato il satellite SMAP (Soil Moisture Active Passive), che monitora il livello di acqua nel suolo e lo scioglimento dei ghiacci, “ed è finora il satellite in grado di prendere immagini dalla Terra dalla distanza maggiore”, ha sottolineato Bawden. Dal 2017 al 2020, la Nasa lancerà altri quattro satelliti: Icesat-2, Gedi, Swot e Nisar.

“Nel 2017 lanceremo Icesat-2, detto anche ‘Ice, Cloud and Land Elevation Satellite’ – ha proseguito l’esperto -monitorerà i ghiacciai, quanto e come si sciolgono”. Nel 2018 sarà la volta di Gedi (‘Global Ecosystem Dynamics Investigations Lidar on International Space Station’), “che studierà la foresta pluviale con dei laser in grado di misurare la superficie degli alberi, il loro livello intermedio e la terra in cui crescono”. Nel 2020 vedranno la luce gli ultimi due satelliti: SWOT (‘Surface Water Ocean Topography’) e Nisar (‘NASA ISRO Syntetic Aperture Radar’).

“Swot misurerà la superficie di oceani, fiumi e laghi – ha concluso Brawden -. Non siamo sicuri che funzionerà, ma se dovesse, avremo un’incredibile strumento per misurare la superficie dell’acqua della Terra. Nisar monitorerà, invece, il movimento dei ghiacci, ma anche l”attività dei vulcani e i terremoti. Combinando i laser di Gedi e Nisar, infine, saremo in grado di avere una visione tridimensionale delle foreste e del loro cambiamento del tempo, dell’idrologia della Terra, dell’ecosistema e dei disastri naturali”