Coronavirus, un nuovo fascio di luce ultravioletto può ucciderlo e non fa male

di Daniela Lauria
Pubblicato il 22 Settembre 2020 16:02 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2020 8:46
Coronavirus, un nuovo fascio di luce ultravioletto può ucciderlo e non fa male

Coronavirus, un nuovo fascio di luce ultravioletto può ucciderlo e non fa male

Un nuovo fascio di luce uccide il coronavirus. Trovato raggio ultravioletto che permette di pulire senza danni

C’è un fascio di luce in grado (in un raggio ultravioletto) di uccidere con efficacia Sars-Cov-2, il virus responsabile della pandemia in corso. A individuarlo è stato uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Hiroshima. Studio che ha scoperto che l’uso della luce ultravioletta C (Uvc) con una lunghezza d’onda di 222 nanometri, lo distrugge.

Fascio di luce (raggio ultravioletto) uccide il Coronavirus

È, dicono gli studiosi, la prima ricerca al mondo a dimostrare la sua efficacia contro questo tipo di coronavirus. Altri studi che hanno coinvolto l’Uvc a 222 nm, infatti, avevano esaminato solo la sua potenza nell’eradicazione dei coronavirus stagionali che sono strutturalmente simili al Sars-Cov-2 ma non sul virus che causa proprio Covid-19.

Un esperimento condotto in vitro ha mostrato che il 99,7% della coltura virale di Sars-Cov-2 è stata uccisa dopo un’esposizione di 30 secondi a un’irradiazione Uvc di 222 nm a 0,1 milliwatt per centimetro quadrato.

Il raggio ultravioletto che non fa male

Una lunghezza d’onda di 222 nm di Uvc non causa danni alle cellule viventi sottostanti. Ciò, secondo gli studiosi, lo rende un’alternativa più sicura ma altrettanto potente alle lampade germicide Uvc da 254 nm, sempre più usate nella disinfezione delle strutture sanitarie, visto che quest’ultimo raggio danneggia i tessuti umani esposti e può essere usato solo per disinfettare le stanze vuote.

L’Uvc a 222 nm può essere un sistema di disinfezione per gli spazi pubblici occupati, compresi gli ospedali. Sono però i ricercatori stessi a suggerire ulteriori valutazioni sulla sicurezza ed efficacia dell’irradiazione con questo ultravioletto, direttamente sulle superfici reali, perché il loro studio ha esaminato l’efficacia solo in vitro.

Lo studio è pubblicato sull’American Journal of Infection Control. (Fonte: Ansa).