Crateri in Siberia, tutta colpa del clima? Metano gelato si riscalda ed esplode

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 febbraio 2015 14:56 | Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2015 14:56
Crateri in Siberia, tutta colpa del clima? Metano gelato si riscalda ed esplode

Crateri in Siberia, tutta colpa del clima? Metano gelato si riscalda ed esplode

ROMA – I misteriosi crateri siberiani che si formano improvvisamente nel permafrost potrebbero essere il risultato del riscaldamento globale. A innescare l’esplosione delle bolle di metano intrappolate nel ghiaccio siberiano sarebbe proprio il cambiamento del clima repentino, che dà il via alle esplosioni. Questo il fenomeno naturale che si celerebbe secondo una nuova teoria degli scienziati dietro l’apparizione improvvisa di crateri e voragini profonde nella penisola di Yamal.

Paolo Virtuani sul Corriere della Sera scrive che la teoria delle bolle di metano esplose a causa dei cambiamenti climatici spiegherebbe i tre crateri apparsi lo scorso luglio nella penisola di Yamal dal diametro di decine di metri e in un’area dal raggio di 10 chilometri:

“Otto nuovi crateri – più piccoli – sono stati localizzati in un raggio di 10 chilometri intorno al primo di 60 metri di diametro, situato nel giacimento di gas di Bovanenkovo con riserve stimate di quasi 5 mila miliardi di metri cubi di gas. Altri però sono in zone più lontane, come la penisola del Taymir. Gli scienziati – che sono riusciti a localizzare esattamente solo quattro dei nuovi crateri, gli altri sono stati resi noti da allevatori locali di renne – ritengono che i buchi possano essere più di una trentina. Ma probabilmente centinaia”.

Insomma, niente asteroidi o alieni, i crateri sono il frutto delle bolle di metano, spiega Vasily Bogoyavlensky, direttore dell’Istituto di ricerca su gas e petrolio e membro dell’Accademia russa delle scienze, al Siberian Times:

“L’importante è non allarmare la gente, anche se questo è un problema serio”. Gli studiosi ritengono che quasi sicuramente le voragini sono state provocate dall’esplosione di bolle di gas naturale, in gran parte metano, che si trovavano nel sottosuolo. Secondo alcune stime, le esplosioni che hanno provocato le voragini hanno avuto in totale una potenza paragonabile allo scoppio di 11 tonnellate di tritolo”.

Ma solo le parole di Bogoyavlensky non sono servite a rassicurare le popolazioni, anche se rare, che abitano nella zona e che temono che le esplosioni possano verificarsi in uno dei pochi centri abitati della penisola di Yamal:

“pLa domanda che tutti si fanno infatti è questa: come mai avvengono ora, se non se ne è mai avuta notizia in precedenza? Alcuni ritengono che possano essere legate proprio all’esplorazione di giacimenti di idrocarburi, o a zone sismiche (la penisola di Yamal è attraversata da faglie attive), ma la spiegazione che molti studiosi pensano sia la più probabile è un’altra. E per nulla rassicurante: il riscaldamento globale.

Le zone artiche negli ultimi decenni hanno visto un aumento delle temperature medie come nessun’altra area al mondo. In molte zone il permafrost, il suolo artico perennemente gelato, si sta sciogliendo. Nel permafrost è intrappolata un’enorme quantità di carbonio. L’aumento delle temperature fa reagire il carbonio con i microrganismi presenti nel suolo. La reazione produce metano che è un gas serra più potente della CO2. Ma più caldo è il suolo, più le bolle di metano in precedenza intrappolate nel ghiaccio si espandono fino ad arrivare all’esplosione. In Siberia la gente ha già paura per le voragini che si aprono in alcune città a causa delle gallerie abbandonate delle miniere. Ora c’è anche il terrore per il metano dal permafrost che si scioglie e ci sono timori per il mare di Kara e per il lago Bajkal dove sono già state notate emissioni di metano dalle acque”.