Da dinosauro a pollo: pollosauro creato in laboratorio per studiare evoluzione

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 19 Maggio 2015 21:14 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2015 21:56
Da dinosauro a pollo: pollosauro creato in laboratorio per studiare evoluzione

Da dinosauro a pollo: pollosauro creato in laboratorio per studiare evoluzione

NEW YORK – Un pollo col muso di un dinosauro. Questo il “pollosauro” creato in laboratorio dagli scienziati delle università di Yale e di Harvard. Una manipolazione genetica dettata non dall’emulazione del fantascientifico Jurassic Park ma dall’esigenza dei ricercatori di tentare di comprendere e svelare i meccanismi molecolari che nel corso dell’evoluzione hanno portato il muso dei dinosauri a diventare un becco.

Un esperimento dunque il cui obiettivo è quello di studiare l’evoluzione dal dinosauro al moderno uccello e come il muso sia divenuto la caratteristica struttura cornea dei volatili. A coordinare l’esperimento il paleontologo di Yale Bhart-Anjan S. Bhullar e il biologo evoluzionista Arhat Abzhanov, che insieme al loro team hanno ricreato in laboratorio degli embrioni di pollo con il muso tipico di piccoli dinosauri come il Velociraptor e l’Archaeopteryx e hanno pubblicato i risultati dello studio sulla rivista scientifica Evolution lo scorso 12 maggio.

Nonostante l’appellativo di “pollosauro” non sia stato particolarmente gradito dai suoi creatori, l’animale nasce con l’obiettivo di studiare le tappe dell’evoluzione, spiega Bhullar a YaleNews:

“Il becco è un elemento cruciale dell’apparato digerente dei volatili e le sue componenti scheletriche si sono modificate e diversificate in maniera davvero radicale, basta considerare le differenze tra i passerotti, i falchi, i pellicani e altri uccelli. Alcuni piccoli studi erano già stati condotti su cosa esattamente sia un becco, in senso anatomico, e come si sia formato e sviluppato durante l’evoluzione”.

Lo studio di Bhullar e Abzhanov però tenta di spiegare l’evoluzione molecolare della struttura anatomica e per farlo i ricercatori hanno lavorato sull’espressione dei geni negli embrioni di emù, alligatori, lucertole e tartarughe, scoprendo che è bastato inibire l’espressione di alcune proteine per evitare la formazione della struttura ossea del becco, ha spiegato Bhullar:

“Un risultato del tutto inaspettato e che dimostra come un solo e semplice meccanismo di sviluppo può avere conseguenze ed effetti inaspettati”.

Questo studio ha sicuramente aperto nuovi aspetti interessanti e presenta molte implicazioni, sottolinea Bhullar, che ha spiegato come questa nuova tecnica investigativa possa aiutare ad avere un approccio differente e mirato allo studio dell’evoluzione.