Da lucertolone delle praterie Usa cura per diabete e obesità assieme a italiani

Pubblicato il 3 agosto 2012 14:21 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2012 14:21

Il Mostro di Gila

WASHINGTON, STATI UNITI – Sconfiggere obesita’e diabete in un colpo solo, grazie ad una innovativa terapia genica che inietta l’ormone di un lucertolone delle praterie americane direttamente nelle ghiandole salivari: e’ questo l’obiettivo di uno studio italo-americano pubblicato sulla rivista scientifica  Plos One, che ha dimostrato l’efficacia della singolare terapia su ratti e topolini da laboratorio.

Frutto della collaborazione di due team di ricercatori italiani – uno guidato da Giovanni di Pasquale dell’Istituto Nazionale della Salute Usa (Nih), l’altro da Edoardo Mannucci della clinica endocrinologica sul diabete dell’universita’ di Firenze – l’indagine ha utilizzato una tecnica genica per studiare gli effetti dell’ormone ‘estendin-4′ su ratti obesi, e la sostanza e’ gia’ usata da qualche anno sui diabetici di tipo II.

Tratto dalla lucertola maculata velenosa chiamata ‘il mostro di Gila’ che si nutre solo 4 volte l’anno grazie ad uno speciale metabolismo, l’ormone e’ stato ‘inserito’ nel virus ricombinante ‘AVV’ – che recentemente ha ottenuto grande successo per la cura dell’emofilia B – ed iniettato direttamente nelle ghiandole salivari di ratti e topi di laboratori resi obesi.

“La nostra strategia – ha spiegato Di Pasquale – consiste nello sfruttare le ghiandole salivari come bioreattore per produrre l’ormone tramite l’utilizzo del virus ricombinante che trasferisce il gene di exendin-4.” I test hanno avuto successo: “L’ormone e’ risultato espresso e secreto nel sangue per tutto il tempo dell’esperimento dopo una singola iniezione – spiega il rapporto – e la presenza attiva di exendin-4 ha determinato una netta riduzione dell’aumento di peso negli animali che continuavano e venire nutriti all’ingrasso; un significativo miglioramento del controllo degli zuccheri nel sangue e della sensibilita’ all’insulina”.

Secondo gli autori dello studio, i risultati conseguiti indicano che in futuro, questa terapia “potra’ essere con tutta probabilità utilizzata nel trattamento dell’obesita’ così’ come nei miglioramenti delle attivita’ metaboliche”.