Quanto distano le galassie? Misura di massa della ‘gemella’ della stella polare facilita la risposta

Pubblicato il 24 Novembre 2010 15:06 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2010 15:25

Stelle variabili Cefeidi

Per la prima volta è stata misurata la massa di una ”sorella” della stella polare e grazie a questo risultato, pubblicato su Nature, d’ora in poi sarà più facile calcolare quanto sono distanti le galassie. E’ stata infatti misurata la massa di una stella che appartiene alla famiglia delle Cefeidi (o stelle variabili), caratteristiche per la relazione regolare tra il loro periodo di pulsazione e la loro luminosità.

Non soltanto la stella polare e quella descritta su Nature sono ”sorelle”, ma ”hanno anche masse molto simili”, ha detto uno degli autori della ricerca, Giuseppe Bono, dell’osservatorio di Roma dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Il lavoro è stato coordinato da Grzegorz Pietrzynski, dell’università polacca di Varsavia.

”Se avessimo continuato a cercare nella Via Lattea non saremmo mai riusciti a risolvere il problema, ma nella Grande Nube di Magellano abbiamo scoperto un sistema ideale, tanto da ridurre dal 30-40% all’1% il grado di incertezza per questo tipo di misure”, ha detto ancora Bono. ”Essere riusciti a ridurre l’incertezza all’1% – ha osservato – è molto importante considerando le grandi distanze astronomiche: basti pensare che l’oggetto del quale abbiamo misurato la massa si trova a 160.000 anni luce dalla Terra”.

La stella variabile misurata nella Grande Nube di Magellano appartiene a un sistema binario. Ruota cioè attorno ad un’altra stella: ”è come se le danzasse intorno aumentando o riducendo la sua luminosità a intervalli regolari”. La misura appena pubblicata è il primo passo verso la soluzione di un problema irrisolto da 40 anni e conferma un’ipotesi proposta 10 anni fa dallo stesso ricercatore italiano: ”se la misura è corretta, dimostra che le Cefeidi perdono un po’ della loro massa prima di diventare tali. Se questo sarà confermato da altre osservazioni, le Cefeidi potranno diventare indicatori di distanza nell’universo ancora più affidabili”.