Come eliminare la ‘spazzatura’ spaziale? Con una nube di tungsteno oltre l’atmosfera terrestre

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 27 aprile 2011 9:03 | Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2015 8:48
Come eliminare la ‘spazzatura’ spaziale? Con una nube di tungsteno oltre l’atmosfera terrestre

Come eliminare la ‘spazzatura’ spaziale? Con una nube di tungsteno oltre l’atmosfera terrestre

ROMA – La ‘spazzatura’ spaziale è un fenomeno moderno: i satelliti e gli oggetti immessi dall’uomo nell’orbita terrestre negli anni della corsa allo spazio, e non più utilizzati o utilizzabili, sono lì che pendono sulle nostre teste. Le soluzioni finora proposte dalla Nasa e dalla Darpa, agenzia per i progetti di ricerca avanzata della difesa americana, vanno dalla cattura dei detriti con un’enorme rete metallica, fino alla distruzione con dei potenti laser.

La proposta più discussa però è quella del Naval Research Laboratory, che ha pensato di combattere questa forma di inquinamento dell’orbita terrestre immettendovi altra ‘spazzatura’: una nube di polvere di tungsteno, spedita ad un altitudine di oltre 900 chilometri, avvolgerebbe i detriti in orbita portandoli così a cadere e a disintegrarsi nell’impatto con l’atmosfera, come dei piccoli meteoriti.

L’idea è semplice e all’apparenza efficace, ma i risvolti negativi potrebbero di molto superare i benefici. Detriti dal diametro inferiore ai 10 centimetri vagherebbero attorno al pianeta per anni, forse anche secoli, prima di cadere ed essere smaltiti, e nel loro viaggio attorno alla Terra potrebbero danneggiare i satelliti attivi.

Infatti le particelle di tungsteno, studiate per il progetto, hanno un diametro pari a 30 micrometri, cioè dell’ordine di un milionesimo di metro, ma la densità di questo materiale, doppia rispetto al piombo, appesantisce di molto i detriti a cui si lega. La nube dovrebbe quindi circondare completamente il pianeta, ma i tempi di smaltimento dei detriti sono stimati tra i 10 e 20 anni per oggetti di grandezza media, intervallo di tempo che si dilata a 25 e 35 anni per oggetti le cui dimensioni sono inferiori al centimetro.

Avere una nube che avvolge il pianeta però non può apparire una prospettiva rassicurante: le particelle di tungsteno potrebbero agire negativamente sulla delicata ottica dei nostri satelliti, danneggiando i pannelli solari, fonte di energia che gli permette di ‘sopravvivere’ in orbita. Inoltre la nube potrebbe oscurare il cielo, formando una coltre che ostacola le osservazioni astronomiche dei telescopi a terra.

Inoltre sarebbe necessaria non solo un’attenta valutazione di tutti i possibili ‘effetti indesiderati’, ma anche una riprogettazione dei futuri satelliti, affinché siano schermati rispetto al calore ed alle radiazioni delle altitudini superiori a quelle della nube, dove sarebbero definite le nuove orbite.

Un problema moderno, l’inquinamento spaziale, nato dall’esigenza dell’uomo di controllare ciò che lo circonda. Una corsa, quella allo spazio, sicuramente da percorrere per il bene dell’uomo e della scienza, ma pur sempre una corsa, in cui non si è tenuto conto delle possibili implicazioni negative. Immettere attorno alla Terra una nube di tungsteno, avvolgerla in un denso materiale difficile da smaltire più dei detriti già presenti, dovremmo chiederci se questa soluzione possa davvero essere considerata ragionevole.